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Dal nostro inviato a Taiwan

Commenti (1) Varie ed eventuali

Un interessantissimo reportage da Taiwan dell’ottimo Giando Fraschini. E’ il primo che mi invia. Spero ne seguano altri!


4 agosto 2013

Ciao Mauro,

eccomi finalmente dietro alla tastiera per scrivere qualcosa su Taiwan… ho trovato il tempo solo nel weekend.

Premetto che il mio punto di vista è certamente ‘privilegiato’ in quanto sono qui per studiare il cinese all’università pur avendo quasi quarant’anni (il che mi sta facendo rivivere piacevoli sensazioni da… ventenne!), per vivere un po’ insieme alla mia fidanzata nella sua città e per staccare un po’ dal mio lavoro dopo tredici anni di ‘fatiche’ (sia mentali sia fisiche).

E’ quindi abbastanza naturale che stia osservando tutto ciò che mi circonda con occhi sereni e, non lo nascondo, piuttosto inclini a connotare le percezioni con un certo senso di meraviglia…
E così spesso resto sorpreso di fronte alla gentilezza e all’educazione delle persone, non solo nei negozi o nei ristoranti ma anche per strada, negli uffici amministrativi, nel campus, nei mercati notturni, sull’autobus o sul treno…

Tutti hanno un sorriso, un rispetto per lo spazio ‘vitale’ altrui che mi erano abbastanza sconosciuti…

Probabilmente è un modo d’essere diffuso un po’ in tutta l’Asia ma qui a Taiwan hanno un senso dell’ospitalità davvero speciale…

Vivo a Taichung, una città assimilabile alla nostra Milano per dimensioni e sviluppo, ma a volte mi sembra di essere in Sicilia o in Puglia.

La gente sembra serena, consapevole e contenta di quello che sta facendo.

Camminando per strada non ho mai avuto la sensazione di poter essere in pericolo, nemmeno a notte fonda.

I primi giorni restavo incredulo quando la mia fidanzata lasciava il casco o la spesa totalmente incustoditi sullo scooter nel parcheggio, anche per una o due ore: mi ha spiegato che qui nessuno ruba nulla…

 

Stupisce, nelle grandi città come Taipei, Kaohsiung e la stessa Taichung, il contrasto estremo tra la modernità di alcuni quartieri pieni di grattacieli e futuristiche luci notturne con altri rioni dove si affiancano per chilometri e chilometri edifici degli anni Settanta decisamente più fatiscenti ornati però da una vera e propria orgia multicolore di insegne luminose che affollano le strade insieme alle persone, ai profumi delle pietanze cotte e vendute sottocasa sul marciapiede e ai rumori del traffico, curiosamente intenso ma sempre scorrevole.

Taichung

Taichung

 

Ancor più soprendente il viaggio nella natura.

Taiwan si posiziona su per giù all’altezza dell’Egitto.

Caldo micidiale, dunque.

Con una differenza fondamentale: l’isola è ricchissima di acqua.

Fiumi, laghi e sorgenti che sgorgano ovunque e rendono il territorio verdissimo, rigoglioso, oserei dire lussureggiante…

Niente è secco qui… le campagne sono piene di risaie e palme, di coltivazioni di frutta o di bacini per l’allevamento dei pesci o ancora di serre per i fiori…

Salendo verso le colline e le montagne fino a tremila e più metri, attraversi grandi foreste di ginko biloba e sempreverdi, oppure centinaia di distese per la coltivazione del tè…

I parchi naturali o le aree verdi – qualunque sia la loro dimensione – sono fantastici, organizzati dal primo all’ultimo metro per consentire un percorso agevole al visitatore eppure mai artificiali.

C’è sempre un’attenzione maniacale per l’integrazione con la natura, dal ponte sospeso fatto di corda e bambù alle centinaia di sentieri battuti realizzati con assi di legno…

Lavoro sapiente realizzato da chissà quanti volenterosi uomini nel corso degli anni.

 

Interessante notare come i manufatti e le costruzioni delle antiche popolazioni aborigene siano del tutto identiche a quelle dei pellerossa d’America, con i totem, i copricapo con le piume, i vestiti di pelle e i cervi!

Se ci pensate Toro Seduto aveva gli occhi un po’ a mandorla no?

Piuttosto semplice pensare che il travaso tra le coste opposte dell’Oceano Pacifico – magari passando dall’Alaska – sia stato molto più intenso di quello che abbiamo letto sui (nostri) libri di storia e geografia.

 

L’isola è stata colonia di molti popoli nel corso dei secoli, dagli Olandesi nel Settecento (grandiosi ad arrivare fin qui in nave!) ai Giapponesi fino ai Cinesi.

Un crocevia di culture che è certamente alla base dell’apertura di Taiwan verso gli stranieri e della spiccata attitudine all’integrazione.

 

E’ abbastanza chiaro il motivo per cui abbiano voluto rendersi indipendenti dalla Cina e perché lottino il più possibile per mantenere questa libertà, oggi seriamente minacciata da Pechino che vorrebbe riappropriarsi di questa piccola grande perla.

 

Sono un popolo molto fiero e orgoglioso.

Forse un po’ ‘semplice’ come mentalità da alcuni punti di vista.

Ma in grado di fare convivere felicemente e in armonia tre religioni come Cristianesimo, Buddismo e Taoismo, diffuse in egual misura sul territorio.

E decisamente più avanti rispetto all’Italia in tanti aspetti, in primis per il concetto di ‘servizio’ ai cittadini (non entro nei particolari ma l’efficienza e la puntualità dei mezzi pubblici o la velocità nell’erogazione di documenti da parte del comune o dell’ufficio immigrazione sono impressionanti).

 

Mi viene da ridere (o forse meglio, da piangere) quando penso che qui le imprese sono tassate al 5% o al 7%… e che per aprire un’attività non servono trafile impossibili.

Sarà per questo che – pur avendo stipendi in media ben più bassi dei nostri e un potere di acquisto quasi dimezzato rispetto all’Euro – hanno tutti voglia di lavorare?

 

Intendiamoci, non tutto è rose e fiori, nemmeno qui.

Una democrazia che deve gestire ventitre milioni di persone ha i suoi problemi.

Le news in tv in questi giorni mostrano ad esempio una rissa in parlamento tra due schieramenti opposti, uno favorevole alla costruzione della quarta centrale nucleare sull’isola e uno che non vuole nemmeno sentirne parlare, dopo il disastro giapponese di Fukushima dello scorso anno, e che a naso mi pare interpretare meglio il sentire del popolo.

Oppure genitori straziati dalle morti di alcuni giovani militari avvenute le scorse settimane a causa di metodi di training troppo stressanti per il loro fisico…

O ancora – curiosa analogia con l’Italia, che per inciso qui è un Paese  venerato un po’ da tutti – il bassissimo tasso di natalità, fenomeno molto recente.

 

Insomma, Taiwan non è certo l’isola che non c’è.

 

Ma posso affermare che – attualmente – mi sembra un bel posto dove vivere.

 

Wan An (ovvero: buona notte)

 

 

Giando (Jiàng Duò) Fraschini

One Response to Dal nostro inviato a Taiwan

  1. IRENE DI PAOLA ha detto:

    Piacevole e veritiero commento su Tai Wan. Si tratta delle sensazioni sorprendenti di chi arriva in un paese cinese per la prima volta e scopre la falsità dei luoghi comuni.
    Tai wan è Cina vera a tutti gli effetti, parlano mandarino, scrivono in modo tradizionale, conservano usi e costumi e pensiero profondamente cinesi. Per non parlare del museo Nazionale di Tai Pei, deposito di ogni prezioso reperto della storia cinese.
    Mi sono laureata con una tesi su Hu Shi poeta, che è sepolto in un giardino di Tai Pei.
    Quando si riparte per l’Occidente, non si può immaginare come sia forte la nostalgia e il desiderio di tornare.
    Il ” Mal d’Africa” è niente!
    Irene Di Paola

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