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Broderick Crawford, 1911/1986

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“Sarei rimasto delle ore a veder morire Broderick Crawford”.

Così, dopo aver visto il felliniano ‘Il bidone’ Francois Truffaut.

E, per il vero, a mio modo di vedere, resta quella la migliore interpretazione del massiccio attore statunitense del quale vado trattando.

Lo ricordo qui di seguito, invece, in un film per molti versi epocale che gli valse l’Oscar

Broderick Crawford

Broderick Crawford

TUTTI GLI UOMINI DEL RE, 1949

regia e sceneggiatura di Robert Rossen tratto dal romanzo omonimo di Robert Penn Warren

con Broderick Crawford, Mercedes McCambridge, Joanne Dru, John Ireland e John Derek

Ricavato da un, all’epoca, celebre romanzo (premio Pulitzer nel 1946) dell’un tempo famoso ed oggi obliatissimo narratore, poeta, editore e critico statunitense Robert Penn Warren, ‘All the King’s Men’ – questo il titolo originale dell’opera ripreso da un verso di William Shakespeare – racconta l’apparentemente irresistibile ascesa e l’improvvisa rovina di Willie Stark (Broderick Crawford). Classico prodotto del ‘profondo Sud’ americano pre Grande Depressione, povero, autodidatta, assetato di potere e alla ricerca di un qualsivoglia mezzo per esercitarlo, diventato governatore, Stark scopre l’arma apparentemente invincibile della corruzione. Travolto alla fine dagli eventi ed incapace di reggere il ruolo, perduti i pochi, veri amici e distrutta la famiglia, morirà nel palazzo di governo per mano di una delle sue numerose vittime.

Dramma intenso e molto ben recitato (Crawford, che anni dopo sarà in Italia per interpretare ‘Il bidone’ di Federico Fellini, vinse nell’occasione l’Oscar quale miglior attore così come, tra i ‘non protagonisti’, Mercedes McCambridge che sarà poi ancora straordinaria in ‘Johnny Guitar’), ‘Tutti gli uomini del re’ fu giudicato il più bel film del 1949 ottenendo l’ambitissima statuetta che avrebbe però meritato anche il regista Robert Rossen, più tardi ancora capace di dirigere quel vero capo d’opera che resta ‘Lo spaccone’.

Come quasi sempre accadeva per i romanzi di Warren, la storia narrata è basata su un avvenimento storico americano ‘minore (ma non poi tanto): l’irresistibile ed apparentemente inarrestabile ascesa in campo politico negli anni Venti e Trenta del Novecento di un ‘figlio prediletto della Louisiana’, Huey Long. Populista e demagogo, grande agitatore di passioni sociali, agli inizi assolutamente convinto di avere una particolare missione da compiere nel nome del popolo diseredato, governatore a più riprese del suo Stato e subito dopo influentissimo senatore a Washington, ‘The King Fish’ (questo il suo soprannome) Long nel 1935 lanciava un serio guanto di sfida al presidente Roosevelt, che in precedenza aveva appoggiato, in vista delle elezioni per White House in programma l’anno dopo.

Autore di un libello intitolato ‘I miei primi cento giorni alla Casa Bianca’ (per inciso, tutti lo imiteranno e ad ogni candidato da allora in poi e non solo negli USA sarà chiesto cosa intende fare nei suoi “primi cento giorni”) nel quale illustrava il suo utopistico ma coinvolgente programma per sconfiggere la Grande Depressione, Huey fu fermato a Baton Rouge dalla pallottola sparata da un medico di campagna per questioni private in un momento di distrazione della sua scorta.

Da segnalare che nel 1989 il regista Ron Shelton porterà sullo schermo, interprete Paul Newman, un episodio della altrettanto, anche se per diverse ragioni (era pazzo), incredibile vicenda riguardante il fratello minore di Huey, Earl Long, a sua volta governatore della Louisiana tempo dopo.

Il film in questione è il peraltro mediocre ‘Scandalo Blaze’.

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