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Humphrey Bogart, 1899/1957

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Monocorde?

Beh, qualcuno è arrivato anche a definirlo così, salvo ricredersi dopo aver visto ‘L’ammutinamento del Caine’ o ‘La regina d’Africa’.

Humphrey Bogart fu invero molte volte grande e resterebbe nel cuore dei cinefili anche avesse fatto soltanto il mimicissimo ‘Casablanca’.

Lo ricordo qui di seguito nel suo ultimo film.

IL COLOSSA D’ARGILLA, 1956

regia di Mark Robson

sceneggiatura di Philip Yordan ricavata da un romanzo di Budd Schulberg

con Humphrey Bogart, Rod Steiger, Mike Lane, Jan Sterling, Max Baer, Jersey Joe Walcott

Ultima, memorabile interpretazione di Humphrey Bogart – che morirà nelle prime ore del 14 gennaio 1957 – ‘The Harder They Fall’ (questo il titolo originale) si segnala per l’efficace rappresentazione che fornisce del sottobosco del pugilato americano nel secondo dopoguerra, epoca in cui una speciale Commissione senatoriale, presieduta da Estes Kefauver (in seguito e invano, considerando che fu sconfitto, candidato alla vice presidenza degli Stati Uniti) e incaricata di indagare sul crimine cercava di sottrarre la boxe alla mafia che decideva sulla base dei propri interessi l’esito dei match.

Humphrey BogartLa storia (ispirata dall’avventura vissuta oltre oceano negli anni Trenta dal nostro Primo Carnera) è quella di un cronista sportivo (Humphrey Bogart) ingaggiato da un manager (Rod Steiger), di pochissimi scrupoli e collegato al racket, per sostenere sulla stampa il lancio di un gigantesco e in verità incapace pugile sudamericano (Mike Lane), portarlo attraverso una serie di incontri truccati alla soglia del titolo mondiale e poi, avendo scommesso sul suo avversario, farlo duramente pestare dal campione scaricandolo infine senza avergli lasciato un soldo.

Quest’ultima parte del piano fallirà perché Bogart, in un soprassalto di dignità, rinuncerà ai propri guadagni a favore del poveretto denunciando almeno con la propria dissociazione la corruzione dominante in quel mondo.

Di grande livello sia il romanzo che la sceneggiatura del film.

Il primo si deve allo scrittore Budd Schulberg, altresì autore del racconto dal quale trae origine il celeberrimo ‘Fronte del porto’ per il quale vincerà l’Oscar come cosceneggiatore nel 1954.

Particolarmente interessante il contrasto generazionale e di ‘metodo’ tra Bogey e Steiger, il quale ultimo era uno dei primi divi hollywoodiani direttamente prestati al cinema dall’Actor’s Studio nuovayorchese fondato solo nel 1947 da Elia Kazan e diretto dall’anno seguente da Lee Strasberg.

Al riguardo, da antologia – oltre a molte scene del film girato in uno splendido bianco e nero – quanto ebbe a dichiarare in una famosa intervista Humphrey Bogart una volta terminate le riprese: “Questi tipi da Actor’s Studio biascicano le loro battute. Non riesco a sentire le loro parole. Non riesco a rispondere quando mi danno la battuta. Questa scuola di recitazione ‘grattati il culo e biascica’ non mi piace!”

Fra gli interpreti di secondo piano, si distinguono i pugili ed ex campioni dei pesi massimi Max Baer (che aveva demolito il povero Carnera strappandogli la cintura ed il titolo mondiali) e Jersey Joe Walcott (anche pugnace ma sfortunato avversario di Rocky Marciano) in seguito arbitro della chiacchieratissima rivincita tra Cassius Clay, non ancora Muhammad Ali, e Sonny Liston.

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