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Burt Lancaster, 1913/1994

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Straordinario in ‘Il Gattopardo’ laddove dipingeva un principe di Salina di eccezionale rilievo, lui per antonomasia rozzo divo americano.

Mitico nei western ed è ben difficile dimenticare il sorriso a trentadue denti che a tutto schermo sparava in faccia a Gary Cooper in ‘Vera Cruz’.

Divertente, sagace, duro…Burt Lancaster ha percorso le vie del cinema per ogni dove.

Lo ricordo qui di seguito in

IL FIGLIO DI GIUDA, 1960

regia di Richard Brooks

sceneggiatura dello stesso Brooks ricavata dal romanzo ‘Elmer Gantry’ di Sinclair Lewis

con Burt Lancaster, Jen Simmons, Arthur Kennedy, Dean Jagger, Shirley Jones, Patti Page

Burt Lancaster

Burt Lancaster

Premio Nobel per la letteratura nel 1930 (primo tra gli scrittori americani a vincere l’ambito riconoscimento), l’oggi dimenticatissimo Sinclair Lewis è stato uno tra gli autori maggiormente letti ed apprezzati a livello mondiale della prima metà del Novecento.

Tra le sue opere migliori ‘Elmer Gantry’, pubblicato nel 1927, un per qualche verso feroce romanzo satirico nel quale venivano denunciati gli eccessi, l’ipocrisia e la falsità di larga parte dei sedicenti predicatori religiosi USA degli anni Venti, i cosiddetti ‘revivalisti’, che girando di paese in paese nel profondo ed ignorante Sud con un tendone nel quale si avventuravano in prediche e sermoni apocalittici approfittavano della dabbenaggine dei villici per far quattrini alle loro spalle.

Elmer Gantry, piazzista ubriacone e senza meta, gran bel gaglioffo e simpatico chiacchierone, si unisce ad una di loro, la cosiddetta ‘Sorella Falconer’, e per un attimo, ammaliato, crede davvero di aver trovato fede e amore.

Mal gliene incoglierà.

Considerato dalla critica “il miglior film dei primi anni Sessanta” e tra i più belli realizzati da quell’ottimo uomo di cinema, sceneggiatore e scrittore che fu Richard Brooks, ‘Il figlio di Giuda’ conquistò tre premi Oscar.

Uno lo vinse per la regia proprio il citato Brooks e due andarono agli interpreti: per l’attore protagonista a Lancaster e per l’attrice non protagonista a Shirley Jones.

Il grande Burt, che aveva accettato il copione alla prima occhiata, con la statuetta in mano, complimentato dai giornalisti, disse: “Non ho fatto nessuna fatica. Non ho dovuto recitare. Elmer Gantry sono io!”

Brillante come sempre gli capitava sullo schermo Arthur Kennedy, invariabilmente un comprimario al cinema, ma un vero ‘re’ a Broadway sulle cui scene giganteggiò per decenni a partire dal secondo dopoguerra.

Brava e decisamente in parte malgrado le origini alto borghesi e, soprattutto, la nazionalità inglese, la bella Jean Simmons capace di trasformarsi per noi in una predicatrice del violento Sud americano.

Un’ultima annotazione: per quanto magnifico (si pensi, ad esempio, al ‘Gattopardo’) in moltissime altre occasioni, Lancaster otterrà un’unica altra nomination all’Oscar e sarà per ‘Atlantic City, USA’, di Louis Malle (1980).

E gli andrà male!

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