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Henry Fonda, 1905/1982

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Da sempre impegnato sul grande schermo in ruoli che lo vedevano giganteggiare come il classico eroe americano di buoni e saldi principi e invariabilmente, alla fin fine (e nello scrivere ‘alla fin fine’ mi riferisco al discutibile sceriffo impersonato in ‘Ultima notta a Warlock’), dalla parte della legge, Henry Fonda fu chiamato ad impersonare il ‘vilain’ Frank da Sergio Leone in quel capolavoro che è ‘C’era una volta il West’.

Se ne divertì e fu un cattivo come raramente se ne erano visti prima.

Henry Fonda

Henry Fonda

FURORE, 1940

regia di John Ford

sceneggiatura di Nunnally Johnson ricavata dall’omonimo romanzo di John Steinbeck

con Henry Fonda, Jane Darwell, John Carradine, Ward Bond, Charles Middleton, Charley Grapewin, John Qualen, Dorris Bowden

Tratto dall’un tempo celeberrimo e bellissimo romanzo del premio Nobel per la letteratura John Steinbeck, ‘Furore’ è un cosiddetto ‘film di strada’ visto che si svolge, per la maggior parte, in viaggio da una parte all’altra degli States durante la Grande Depressione nei durissimi anni Trenta.

La pellicola narra le molte vicissitudini della famiglia Joad: poveri agricoltori dell’Oklahoma scacciati dalle proprie terre inaridite a causa delle continue tempeste di sabbia e vittime dei grandi proprietari e delle banche, si muovono verso la lontana e mitizzata California in cerca di nuove possibilità.

Le loro speranze andranno deluse, come, del resto, vuole far capire il titolo originale del libro e del film, ‘The Grapes of Wrath’, che ripete un verso del celebre ‘Inno di battaglia della repubblica’ (The Battle-himn of the Republic) che letteralmente significa “l’uva del furore” e sta ad indicare il poco che resta da pigiare a chi ha tutto perso.

Ford, da sempre considerato un fiero conservatore, spinto per l’occasione dalla pietà per i vinti, con ‘Furore’ diresse una delle pellicole più progressiste mai prodotte a Hollywood avvalendosi oltre che della bella sceneggiatura di Nunnally Johnson anche della splendida fotografia in bianco e nero di Gregg Toland.

Nel vero stuolo di caratteristi di provate capacità, si distinguono due attori ‘fordiani’ per antonomasia: John Carradine (che in verità era italiano e si chiamava Corradini di cognome), già apprezzato nel ruolo del giocatore in ‘Ombre rosse’, e Ward Bond che con il regista farà spessissimo coppia (si pensi a’Sentieri selvaggi’ o a ‘Un uomo tranquillo’).

Henry Fonda, qui vicino ai suoi massimi, è un Tom Joad particolarmente ispirato e i suoi occhi da soli illuminano la scena.

Riflettendo sul film con Peter Bogdanovich molto tempo dopo, il regista (irlandese di origine) ebbe a dire: “Era una bella storia, parlava di persone semplici ed era una situazione simile a quella creatasi durante la carestia in Irlanda quando la gente veniva cacciata e lasciata a vagabondare per le strade e a morire di fame. E’ ancora un bel film”.

Per il vero, è molto più che bello!

Da segnalare che il finale senza speranza scritto da Steinbeck fu modificato sullo schermo per volontà del produttore Darryl Zanuck, che Ford vinse l’Oscar per la migliore regia, che altrettanto capitò all’attrice non protagonista Jane Darwell, e che fu visibile in Italia solo a partire dal 1951.

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