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Nureyev e il cuoco inglese

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“La cosa peggiore che può capitare è avere un cuoco inglese, un sarto tedesco, un amante turco e un alleato italiano” (per il vero, in origine, l’amante era svizzero, ma, vivendo io a due passi dall’Elvezia, ho pensato di cambiarne la nazionalità).

La frase mi è tornata alla mente un paio d’anni orsono nel momento in cui ho appreso che tradendo il dettato del Trattato che avevamo poco prima firmato con la Libia, abbiamo usato le nostre basi militari per attaccarla, cosa esplicitamente vietata dall’articolo quattro dell’or ora citato documento.

Credo nessuno possa eccepire riguardo a tale nostra fama: quasi mai abbiamo finito una guerra con gli iniziali alleati e amen!

Quanto al resto, non so di sarti tedeschi e di amanti turchi o svizzeri.

Rudolf Nureyev

Rudolf Nureyev

So, però, di cuochi inglesi e per una particolare vicenda.

Nel 1991, promotrice mia figlia Alessandra che da tre anni lo seguiva programmandone in parte l’attività, Rudolf Nureyev fu a Varese per dirigere un concerto al Teatro Impero.

Ospite in casa nostra la sera precedente, gradì molto i peperoni in agrodolce preparati da mia moglie.

Gli ricordavano, disse, una consimile pietanza di San Pietroburgo.

Chiamato a sé il maggiordomo factotum (e quindi anche cuoco) che dovunque lo seguiva, gli impose di imparare ispo facto la ricetta.

Mesi dopo, nel corso di una telefonata, mi occorse di chiedergli se poi Blue (questo l’improbabile nome del desso) era stato in grado di cucinargli i predetti peperoni.

“Macché”, rispose, “E’ inglese e hai mai visto un cuoco appunto inglese combinare davvero qualcosa di buono in cucina?”

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