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Il ‘Fez’ (Giuseppe Fezzardi)

Commenti (1) Eminenti Varesini, Sport

1962, arrivo della Tre Valli allo stadio di Masnago.

Un pienone, e va bene così perché è proprio il ‘Fez’ a vincere. Prima dell’ingresso in pista dei fuggitivi, l’altoparlante aveva annunciato “Al comando il belga Hoevenaers e Giuseppe Fezzardi” e avevo  seguito la volata con trepidazione ma certo in cuor mio (pur sapendo che quel benedetto fiammingo era un osso duro) che il besanese ce l’avrebbe fatta. Un giro e mezzo lenti, tenendosi d’occhio, quasi un surplace, il guizzo e il colpo di pedale giusti et voila, sia pure per un soffio.

Una della rarissime volte nelle quali un varesino riusciva a far sua la ‘nostra’ corsa.Un’infinita soddisfazione!

Fezzardi è di Besano e, a quel che sembra, di lui e delle sue imprese ci siamo dimenticati.

E dire che nei Sessanta aveva messo a segno altri colpi importanti. L’anno dopo la Tre Valli, ha conquistato nientemeno che il Giro della Svizzera, nel 1965 una delle più celebri e dure tappe del Tour de France, la Carpentras/Gap. Buoni piazzamenti, inoltre, sia al Tour de Romandie (secondo nel ’61) che alla Tirreno/Adriatico (terzo nel ’69).

Beppe Fezzardi (a destra) batte Gilbert Desmet in volata. Tappa Carpentra-Gap del Tour de France 1965

Giuseppe Fezzardi (a destra) batte Gilbert Desmet in volata. Tappa Carpentra-Gap del Tour de France 1965

Ecco che, quarantaquattro anni dopo quella lunga e vittoriosa volata sulla pista del Franco Ossola, per una serie di circostanze e soprattutto per mia volontà, finalmente mi è dato di parlargli. In macchina e diretti a Luino, lo tempesto di domande: voglio sapere dei suoi tempi, dei compagni, degli avversari, dei direttori sportivi… E mi va bene perché ha corso con e contro tutti, si direbbe. Da Vittorio Adorni a Felice Gimondi, da Gianni Motta a Franco Balmamion, da Jacques Anquetil a Eddy Merckx… e, proprio agli inizi di carriera, agli ordini nientemeno che di Gino Bartali. Tante belle storie, ma una sopra tutte perché riguarda il tradimento della parola data, quanto cioè nell’ambito sportivo non dovrebbe mai accadere e che, di contro, ad ogni pié sospinto, si ripropone.

“Era il 7 luglio del 1965”, mi dice il ‘Fez’, “Una di quelle tappe del Tour di mezza montagna anche se nel finale c’è un colle di tutto rispetto: il Sentinelle. Ieri abbiamo fatto il Ventoux e domani ci aspettano le Alpi. Partiamo da Carpentras che fa già caldo e dopo andrà peggio. Ce ne andiamo in una decina. Il gruppo lascia fare. Chilometri dietro chilometri e molti mollano. Alla fine, proprio all’attacco del Col du Sentinelle, restiamo in due: io e il belga Gilbert Desmet. Lui mi dice che è cotto e mi prega di non staccarlo in salita che tanto non disputerà la volata. Gli basta arrivare con me.
Ci casco, eccome se ci casco. Faccio il Sentinelle alla mia andatura e senza strappi e lui dietro. Scollino e mi butto in discesa senza rischiare troppo, e lui dietro. Lo guardo a un chilometro dal traguardo: mi fa cenno che è tutto a posto e poi, ai duecentocinquanta metri dallo striscione d’arrivo, scatta. Mi maledico per avergli creduto e nello stesso tempo riparto. Per fortuna ho il rapporto giusto e lo  rimonto. Sai, la foto di quell’arrivo ce l’ho a casa. Desmet che sta alzando le braccia al cielo ed io che con un ben aggiustato colpo di reni lo infilo nettamente. Per una volta, la fortuna ha guardato dalla parte giusta!”

Sento che ha finito e mi volto: gli occhi ancora gli fiammeggiano.

È giusto, penso: passare per primo su un colle, pirenaico o alpino che sia, e vincere una tappa al Tour – e il ‘Fez’ ha fatto entrambi le cose – vuol dire vivere per sempre!

One Response to Il ‘Fez’ (Giuseppe Fezzardi)

  1. Silvano Calzini ha detto:

    Me lo ricordo bene. Una bilia di plastica sulla spiaggia di Arenzano.

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