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Don Ameche: ‘Le cose cambiano’

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Mia madre – che volutamente ignorava l’inglese in quanto lingua della ‘perfida Albione’ – lo chiamava “Don Amèsch”, alla francese.

Per il vero, il padre dell’ottimo Don era italiano e il suo cognome era ‘Amici’.

Arrivato negli Stati Uniti, pensò bene di trasformarlo appunto in ‘Ameche’ per conservare, nella pronuncia americana della parola, il suono più vicino possibile all’originale nostrano.

Entrato nel mondo dello spettacolo, Don Ameche fu l’interprete, il protagonista di una celeberrima commedia hollywoodiana del grande Ernst Lubitsch: ‘Il cielo può attendere’.

Don Ameche

Don Ameche

Successo mondiale e, incredibilmente, successiva crisi del Nostro che per decenni fu, alle viste del pubblico internazionale, come inghiottito da un crepaccio.

Tornato in sella con ‘Una poltrona per due’, pellicola nella quale, anziano, cesellava, con Ralph Bellamy a fargli compagnia, la figura di uno dei terribili vecchi che giocano con la vita di Eddie Murphy e Dan Aykroyd, Ameche – in là con gli anni – fiorì ad una seconda giovinezza.

E arrivò nientemeno che l’Oscar, catturato come ‘non protagonista’ con una caratterizzazione da non dimenticare in ‘Cocoon’.

Poco dopo, la Coppa Volpi a Venezia per ‘Le cose cambiano’, del drammaturgo, sceneggiatore e regista David Mamet.

Ecco, guardando alla altalenante vita professionale di Ameche e, ovviamente, di più, in particolare e soprattutto al continuo, ininterrotto e ininterrompibile mutare degli eventi per chiunque viva, da allora, quando il caso propone inattese e diverse situazioni, quando l’imprevisto sopravviene, quando il mio volere o quello degli altri come una banderuola muta, invariabilmente, penso: “‘Le cose cambiano’, come diceva David Mamet”.

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