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Il negro

Commenti (1) Varie ed eventuali

Nel pieno della bagarre conseguente all’insulto lanciato in un comizio dal leghista Calderoli – un maleducato se non un pirla – al ministro nero Cecile Kyenge e visto che di razzismo si tratta quotidianamente, ripropongo qui di seguito un pezzo da me scritto anni orsono e intitolato ‘Il negro’.

Ben rappresenta il mio pensare in materia. 

Il ministro Cecile Kienge

Il ministro Cecile Kienge

All’incirca dodicenne, grassottello anzichenò e anemico, bisognoso in modo particolare di mare, d’estate, tornata che fu la famiglia dalle consuete vacanze riminesi, fui spedito, germano al seguito, in un collegio, una specie di colonia, in quel di Chiavari.

Si trattava in qualche modo di un ritorno alle origini visto che un ramo dei miei antenati, trasferitosi dipoi a Roma, proprio da Chiavari proveniva tanto che ricordo che l’albergo in loco all’epoca più importante si chiamava ‘Grand Hotel Raffo’ e che l’impresa di pompe funebri che, abitudine ligure, collocava sui muri i manifesti con i necrologi e in seguito organizzava i funerali apparteneva a un certo Silvio Raffo, lo stesso nome del mio fratellino.

La vita collegiale, articolata da ben precisi orari e regolata da disposizioni categoriche, prevedeva due momenti liberi, uno al mattino, dopo il bagno, e l’altro al pomeriggio, terminato l’obbligatorio ‘riposino’.

Tra i molti compagni, quello a cui tutti, senza eccezione, guardavamo sperando diventasse l’amico del cuore col quale giocare era un ragazzetto del comasco – alto, evidentemente forte e, s’era visto, gran nuotatore – nero come la pece.

Fosse quel desso un adottato o figlio di africani delle nostre ex colonie non fu mai chiarito e, a noi giovinetti, non interessava un fico secco.

Con particolare enfasi, con devota ammirazione, a sottolinearne in senso assolutamente positivo la diversità, e senza che minimamente se ne adontasse, tutti lo chiamavamo ‘il negro’.

Ho riflettuto molte volte al riguardo negli ultimi tempi e – lasciando da parte il fatto che per chissà quale mai ragione il vocabolo in questione oggi e non da oggi abbia acquistato un significato dispregiativo che allora assolutamente non aveva – soprattutto constatando le mie reazioni allorquando, sempre più di frequente, mi occorra di imbattermi in neri o comunque in appartenenti a differenti razze nelle nostre terre.

Perché, mi sono chiesto e mi chiedo, idolatravo ‘il negro’ e desideravo con tutta l’anima che mi fosse sodale nel mentre obtorto collo accetterei non dico l’amicizia ma neppure una, se così si può dire, lontana vicinanza con questi signori?

Scartata la rassicurante ma superficiale risposta che si limita a sottolineare il fatto che allora ero un bambino e adesso, ahimè, non lo sono più, alla luce anche di una recentissima esperienza, credo mi possa rispondere così: determinante è stato ed è il numero dei ‘diversi’, la loro invasività.

E valga il vero.

Giorni fa, sono tornato – la millesima volta? – in una famosa località lacustre del mio Varesotto.

Specchio d’acqua, alberi sul lungolago, posteggi, panchine, tutto apparentemente come in infinite altre occasioni.

Fatti i consueti quattro passi, eccomi seduto all’esterno di un bar con l’intento di bere qualcosa avendo di fronte i battelli che nel tramonto navigano tra le due sponde.

Camerieri cinesi, barista cinese, gestione – ho verificato – cinese ed altrettanto nel caffè posizionato alle spalle.

Ora, cosa c’entrano i cinesi, una cospicua comunità cinese, con i laghi del Varesotto?

Sinceramente e senza nessun razzismo, non sembra, non è più casa nostra.

Sopportabile, di più, normale, probabilmente, sarebbe stata la presenza di un ‘diverso’.

Improponibile questa ‘invasione’ che ci rende estranei i ‘nostri’ luoghi

Fatico a dirlo perfino a me stesso, ma è molto difficile che torni in futuro in quei caffè.

Un ‘negro’ a Chiavari come a Varese, un cinese, un indiano, un indio, magari due? Va bene.

Neri, cinesi, indiani, indios a frotte?

Per favore, no!

One Response to Il negro

  1. Rita ha detto:

    Vorrei sbagliarmi, ma ho l’impressione che l’Italia non sia più “italiana”!!!!!

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