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Il più cretino tra gli esseri viventi

Commenti (4) Varie ed eventuali

Follonica 11 luglio 2013

Ricordo mari frequentati da cavallucci marini.

Ricordo mari nei quali era facile imbattersi nelle stelle marine.

Ricordo i numerosissimi granchi.

Ricordo la frequenza con la quale si trovavano sulla spiaggia bellissime conchiglie.

Ricordo i ‘tellinari’ che ogni mattina, molto presto, con quel loro particolare aggeggio passavano la sabbia appena dentro la marina in cerca appunto di telline.

Ricordo i ‘cannolicchi’ che in acqua spuntavano dal fondo.

Ricordo con una qualche nostalgia perfino le meduse.

Ricordo i pesci che numerosissimi e a gruppi popolavano le acque fin verso riva.

Ricordo tempi nei quali non si andava in vacanza ma in villeggiatura.

Racconterò ai miei nipoti abiatici Giulio e Tommaso di quegli anni e di quei ricordi perchè loro di consimili non ne potranno avere.

L’uomo, il più cretino tra gli esseri viventi, va uccidendo man mano e sempre più rapidamente la vita nei mari.

Arriverà il giorno in cui ucciderà se stesso!

4 Responses to Il più cretino tra gli esseri viventi

  1. Giorgio ha detto:

    Parole sante!!

  2. Rita ha detto:

    Mamma mia, questo racconto mi ha fatto venire la pelle d’oca! Dove siamo diretti?

  3. Renzo ha detto:

    Questo l’avevo intuito gia da tempo…
    Te lo dicevo che il vero mare (MEGLIO OCEANO) l’ho da tempo rincorso… più a … OVEST.
    Anche se tra non molto anche li arriverà il solito cretino…

  4. vittorio ha detto:

    Ricordo i ‘gubitt’ che pescavo con i miei amici della cascina ‘La Rossa’ al Funtanin de l’acqua chiara (Che buoni, infarinati e fritti!)
    Ricordo i narcisi che raccoglievo al Campo dei Fiori per farne un mazzetto per mia madre che li adorava. (Che frofumo!)
    Ricordo i candidi buoi che tiravano l’aratro del Daveri, nel campo sotto casa mia, mai stanchi, mai sazi.
    Ricordo il profume delle cadarroste che facevamo abbrustolire sulla piastra della cucuna economica, nelle sere invernali, per riscoldarci le mani, e lo stomaco.
    Ricordo la gente che t’incontrava per strada e ti salutava, a volte sorridendo, anche se non ti conosceva.
    Ricordo le chiavi di casa lasciate nella serratura della pota di casa, tanto nessuno veniva a rubare.
    Ricordo che al ‘Circul’ di Cartabbia la sera gli uomini, scolandosi una bottiglia dopo l’alatra giocando a carte, parlavano di politica, senza alzare la voce, rispottosi delle idee di ciascuno. Ma forse ho sognato…

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