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Egitto: ma a cosa servono le elezioni?

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Fantastici noi occidentali, politici e giornalisti in testa.

Obblighiamo (obblighiamo, perché spontaneamente non lo farebbero mai), moralmente quando non con le minacce e non solo di carattere economico, i popoli islamici a votare e poi, se i perdenti vanno in piazza a far casino, ci schieriamo dalla loro parte.

Cosi’ in Egitto, laddove Morsi ha vinto le elezioni democratiche un anno fa ed è stato ieri deposto dall’esercito.

E si’, perchè arrivano, i suddetti e disprezzabili individui, ad accettare se non ad osannare perfino i colpi di Stato, tanto sono profondamente democratici.

Ricordo i drammatici eventi conseguenti alle affermazioni degli integralisti islamici nel 1990 e nel 1991 in Algeria.

La cancellazione di quella loro legittima vittoria causo’ una lunga e terribile guerra con migliaia di morti e agli occidentali la faccenda andava benissimo.

Quanto ai manifestanti, a questi altrettanto sinceri democratici, al novantanove per cento, non sanno neppure perché si trovano in piazza.

Ricordo quel tale che, con migliaia d’altri, osannava all’insediato Francisco Madero gridando a piena gola “Viva democracia!”.

Ricordo che gli chiesero per cosa stesse esultando.

Ricordo la risposta: “Democracia credo sia il nome della signora vestita di bianco che è accanto al dottor Madero!”

Racaille ignorante in piazza.

Racaille ignorante i nostri governanti.

Racaille ignorante i responsabili e gli operatori dei media.

Piazza Tahrir

Piazza Tahrir

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