mdpr1@libero.it

Cancellare Pantani? Una puttanata!

Nessun commento Sport

Già l’albo d’oro del Tour de France fa schifo,col nome di Lance Armstrong cancellato sette volte.

Adesso, pare vogliano compiere un’altra puttanata (la parola forte necessita) togliendo dal predetto albo anche il nome di Marco Pantani.

Basta con tutte queste ipocrisie.

Basta con tutte queste menate.

TUTTI i ciclisti, da sempre, per vincere il Tour, si sono drogati utilizzando evidentemente i sistemi e i prodotti in auge alla loro epoca.

Smettiamola di prenderci in giro.

VIVA PANTANI e basta.

Di seguito,il pezzo che ho dedicato anni orsono, in occasione dell’intitolazione di un Liceo al suo nome, al mitico ‘pirata’.

Segnalo, in particolare, la frase di Theodore Roosevelt che ho riportato in conclusione.

IL LICEO MARCO PANTANI

Marco Pantani

Marco Pantani

1998, tarda primavera.

In viaggio in autostrada, ascolto alla radio la narrazione delle fasi conclusive di una tappa di montagna del Giro d’Italia.

In testa, sulle dure rampe che conducono al traguardo, il russo Pavel Tonkov e il giovane e resuscitato (reduce quale è da un terribile incidente) Marco Pantani.

Certo che l’attacco che inevitabilmente l’italiano porterà tra poco sarà risolutivo, mi fermo al primo grill e non si sa come riesco a sistemarmi davanti un televisore.

Quel che vedo accadere sullo schermo subito dopo è semplicemente da consegnare alla leggenda!

Passano un paio di mesi, ed ecco nuovamente Marco in azione.

Questa volta sulle strade di Francia.

In una giornata da tregenda, ricca come è di tuoni, lampi e pioggia, stacca per sempre (parrebbe!) il tedesco Jan Ullrich, si impossessa della maglia gialla e la conserva fino a Parigi.

Come pochissimi altri campioni ‘veri’ del pedale, ha vinto Giro e Tour nello stesso anno.

Scommetto che quanti a Busto Arsizio, poche settimane orsono, hanno deciso di intitolare a Pantani, al cosiddetto ‘Pirata’, un liceo che si preoccupa di preparare i giovani alla Comunicazione, allo Sport e allo Spettacolo, quelle immagini avevano in mente: il volo solitario e irrefrenabile di un’aquila che gli era connaturale.

Si può (e forse si deve) discutere al riguardo e considerare sconveniente quanto determinato visto che il Pantani di lì a poco precipitato altrettanto irrefrenabilmente verso la droga e la morte non è certamente un esempio da proporre, ma, come ebbe a dire Teodoro Roosevelt a chi gli faceva notare l’illegittimità di una azione in corso in terra straniera a seguito di una sua decisione “Perché mai rovinare la bellezza di quanto sta accadendo guardando a quisquillie quali la legittimità o l’opportunità?”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *