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Degli emendamenti costituzionali

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Costituzione degli Stati Uniti d’America, articolo quinto:

“Il congresso, ogni volta che i due terzi delle camere lo riterranno necessario, proporrà emendamenti a questa Costituzione, oppure, su richiesta degli organi legislativi dei due terzi degli Stati, convocherà un’assemblea apposita per proporre emendamenti.

In entrambi i casi, gli emendamenti saranno validi a tutti gli effetti, come parte di questa Carta costituzionale, se ratificati dagli organi legislativi di tre quarti degli Stati, o da apposite assemblee in tre quarti dei medesimi, – ché l’una o l’altra modalità di ratifica potrà essere prescritta dal congresso – fermo restando che gli emendamenti, apportati prima dell’anno 1808, non potranno modificare in alcun modo il primo e quarto comma della sezione IX dell’articolo I, e fermo restando che nessuno Stato, senza il suo proprio consenso, verrà privato del diritto ad avere un numero di senatori pari a quello degli altri Stati.”

La Carta costituzionale americana è la più antica tuttora in vigore.

Opera straordinaria datata 1787, ad oggi, anno 2013, funziona e bene.

Nei duecentoventisei anni trascorsi, è stata emendata solo ventisette volte.

Ove si escluda il ‘Bill of Rights’, datato 1791, che contiene dieci disposizioni inerenti i diritti individuali, le variazioni sono state davvero pochissime.

Meno ancora, ove si rammenti che il ventunesimo emendamento fu adottato per abrogare il disposto del diciottesimo in tema di proibizionismo.

Come si vede, la procedura prevista dall’articolo quinto della Costituzione è alquanto complessa e per conseguenza è difficilissimo che una proposta emendante arrivi perfino ad essere presa in considerazione.

Ogni anno, numerosissime sono le iniziative in merito ai più differenti temi.

Pressoché tutte si arenano nel percorrere il faticoso iter.

Il fatto che la disposizione citata faccia riferimento agli Stati e non alla popolazione è conseguenza della natura federale degli USA.

(Natura che, per inciso, forma anche il sistema elettorale presidenziale e determina la differente composizione delle due camere congressuali).

Pertanto e quindi, non conta che una eventuale maggioranza tra i cittadini a livello nazionale voglia questa o quella modifica.

No, deve desiderarla una schiacciante maggioranza di Stati!

Guardando all’oggi, per fare un esempio, se il New York, la California e gli altri ‘Blue States’ (democratici, quelli repubblicani sono i ‘Red States’) accettassero un emendamento ‘liberal’, radunerebbero forse nel Paese un numero di elettori superiore al cinquanta per cento ma di certo l’eventuale proposta non riuscirebbe mai a raccogliere il disposto consenso dei tre quarti degli Stati.

Di tutta evidenza, questo ‘blocco’ è insuperabile dappoiché per modificare la norma occorrerebbe un emendamento che gli Stati ‘minori’, per non perdere di peso e autorevolezza, non potrebbero in nessun modo accettare.

NB.

Un certo, limitato, numero di emendamenti sono ancora in attesa di approvazione non essendo riusciti nel tempo a completare il previsto percorso. Si tratta delle proposte precedenti l’approvazione della diciottesima modifica costituzionale. E’ a far luogo da questo momento che i testi degli emendamenti devono indicare un termine di scadenza entro il quale gli stessi devono essere approvati. Le precedenti istanze, senza limiti, possono teoricamente ancora adesso essere riprese e adottate!

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