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Sandro Mazzinghi

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28 maggio 2013

Come tutti i varesini della mia età, infiniti anni orsono, ho molte volte incontrato in città Sandro Mazzinghi. Boxava per la ‘colonia Ignis’ ed era un protetto del commendator Giovanni Borghi. Con lui, spesso, il fratello maggiore Guido. L’ammiravo da lontano, non osando importunarlo. Ci siamo, invece, conosciuti una dozzina d’anni fa, in occasione di una cerimonia commemorativa proprio del mitico ‘Cumenda’. Tengo, da allora, tra i miei più cari cimeli la foto che ci ritrae vicini e sorridenti. Grazie, Sandro, per l’ amicizia dipoi coltivata. Grazie per essere stato ed essere l’uomo che sei!

“Ero molto povero e con il pugilato ho trovato il pieno riscatto”

“Eravamo dei trascinatori, uomini di tempra

e, se me lo permetti, di grande carisma”

“Rifarei tutto allo stesso modo”

“L’importante, alla fine, è stare bene!”

 

 D. Comincerò con una domanda particolare e articolata, dettata dall’invidia.

Devi sapere che nel 2005 sono stato finalista del Premio Bancarella Sport ma non l’ho vinto.

Tu invece sì e con un libro dal titolo davvero speciale, ‘Pugni amari’.

Immagino la tua soddisfazione.

Cosa ti aveva spinto allora a prendere la penna in mano?

Quale urgenza?

Perché ‘amari’, quei pugni?

 

R. Beh, intanto sono lusingato di destarti invidia, ma scherzi a parte ho scritto ‘Pugni Amari’ grazie anche al giornalista Michelangelo Corazza perché avevo ancora molto da dire al mio pubblico e perché ho subito molte ingiustizie nella vita.

Sono sempre stato un uomo pulito ed onesto e forse proprio per questo mio carattere schietto non andavo giù a qualcuno.

E’ stata una soddisfazione enorme l’uscita della mia biografia, con ampi consensi sia di pubblico che di critica.

‘Pugni amari’ perché ho visto l’ingratitudine di tutte quelle persone che finché ero ‘il Campione’ con la c maiuscola avrebbero fatto carte false pur di starmi  vicino per abbandonarmi invece quando non sono più stato il Mazzinghi che strappava caratteri cubitali sui giornali e questo non è bello.

 

D. La ‘nobile arte’ – lo si chiamava così il pugilato in tempi oramai lontani – è ai nostri giorni negletta.

Viene considerata da molti, se non dalla più parte della gente, come qualcosa di brutale e di selvaggio.

Ha perso quell’appeal, quel seguito entusiasta sul quale poteva contare senza timore.

Tu hai riempito San Siro: sessantamila spettatori.

Oggi, non è nemmeno pensabile che chiunque possa anche solo riuscire a far programmare nello stadio milanese un qualsiasi incontro.

Cosa, a tuo parere, ha causato questo tramonto?

 

R. Devo dire che le cause sono molte.

Una di queste è il troppo benessere (per carità, meglio così).

Noi si proveniva da situazioni particolari.

Io ero molto povero e con il pugilato ho trovato il pieno riscatto.

Oggi riempire uno stadio come quello di San Siro con sessantamila persone per un incontro di pugilato è vera utopia.

Eravamo trascinatori, uomini di tempra e, se posso permettermi, con grande carisma.

Il pugilato è una disciplina bellissima.

Può sembrare brutale, ma ti assicuro che non è così.

Basta vedere quando termina il match: i due gladiatori si abbracciano ed è la cosa più bella del mondo

 

D. Credo te l’abbiano chiesto in molti, ma cosa ti ha spinto sul quadrato?

Quale la tua motivazione?

I successi – non all’altezza dei tuoi, per carità – di tuo fratello maggiore Guido?

Un qualche desiderio di rivalsa?

Il bisogno?

 

R. Hai detto giusto: tutte e tre queste cose.
Vedevo mio fratello combattere e lui all’epoca era un bel campione, e io ero piccolo e mi immaginavo che un giorno sarei stato come Guido.

Mi affascinava  talmente tanto che lo volevo copiare in tutto.

Poi, le condizioni economiche in cui la mia famiglia versava.

Erano momenti difficili e io con il pugilato ho avuto il riscatto di tutto.

Con il pugilato ho reso felice la mia famiglia che tanto aveva sofferto e sacrificato per crescere noi figlioli.

 

D. E come hai affrontato gli infiniti sacrifici che una carriera pugilistica di altissimo livello in qualche modo impone?

A cosa, a quali affetti, hai dovuto rinunciare?

 

R. Caro Mauro, e se ti dicessi che  non ho rinunciato a nessun affetto?

Ti spiego.

Ho avuto una carriera ad altissimi livelli e quando dovevo affrontare immensi sacrifici, li affrontavo con totale naturalezza perché amavo il mio lavoro più di qualunque altra cosa e per me era appunto naturale il sacrificio.

Se rinascessi rifarei tutto allo stesso modo.

Sono stati momenti irripetibili, immensi, profondi, che non si possono dimenticare.

 

 

D. Hai capito subito, ‘sapevi’, di essere destinato alla gloria sul ring?

Cosa ha voluto dire per te il vincere da dilettante i Mondiali militari in America?

Fu la conferma?

 

R. Volevo diventare un campione a tutti i costi.

Oltre ad emulare mio fratello, amavo Roky Graziano e mi affascinava la sua storia che vidi da bambino in un cinema della mia città.

‘Lassù qualcuno mi ama’, la pellicola, interpretata dal grande Paul Newman.

E dentro di me, dopo aver visto quel magico film, ripetevo in continuazione: “Alessandro, anche tu un giorno diventerai un campione”.

E quando da dilettante vinsi i Mondiali militari in America fu la conferma che ce la potevo fare.

 

 

D. Cosa si prova a dare e prendere pugni?

Quale mai forza ti faceva restare in piedi e reagire superbamente quando colpito duramente?

 

R. Quando salivo sul ring ero talmente concentrato che a volte non sentivo neanche i colpi.

Avevo una grande preparazione atletica.

Ero meticoloso nel prepararmi.

Addirittura andavo in ritiro tre/quattro mesi prima dei match e questo influiva moltissimo quando c’èra da incassare colpi durissimi e credimi ne ho incassati non so quanti.

 

 

D. Sessantanove combattimenti – e che combattimenti – e tre sole sconfitte, due delle quali con Nino Benvenuti.

Penso che la seconda volta non avessi perso, ma, questo a parte, come hai affrontato e superato – tanto da riconquistare il mondiale – l’amarezza conseguente?

E con Nino, quali, dopo e oggi, se ci sono, i rapporti?

 

R. Hai ragione, il secondo match con Benvenuti l’avevo meritatamente vinto, ma purtroppo le cose andarono come sappiamo e non voglio star qui a rifar polemiche chi mi conosce sa come andarono i fatti.

Il dopo Benvenuti per me è stato il ripartire da capo.

Riconquistai l’europeo per ben quattro volte con degli avversari durissimi. L’ultimo a Stoccolma con quella furia di Bo Hogberg.

Fu un match fantastico.

Ma la più grande soddisfazione l’ho avuta quel 26 maggio del 1968 a San Siro, con sessantamila spettatori, contro il coreano Kim So Kim.

Fu un  incontro durissimo: due tori nell’arena, quindici intensissime riprese di pura follia e ritornai in possesso del titolo del mondo.

Quel titolo che era stato già mio tre anni prima e che la sorte beffarda mi aveva portato via ingiustamente.

Con Benvenuti  sono  anni che non ci vediamo.

Lui ha la sua vita ed io la mia.

L’importante, alla fine, è stare bene!

 

 

D. Hai terre nella tua Toscana, produci olio e vino.

Ti appaga la terra?

Hai ancora dentro di te quel fremito, quell’ardore, quella voglia, quel desiderio infinito di prevalere?

Se così è, come lo domi?

 

R. Si, nella mia proprietà ho molta terra e coltivo un buon vino rosso e bianco.

Coltivare le viti mi è sempre piaciuto.

Lavorare la terra mi appaga moltissimo perche la lavori con amore e lei con amore ti da i suoi frutti.

E’  bellissimo.

In gioventù avevo un carattere abbastanza  esuberante, tipico di noi toscani.

Avevo quel desiderio di prevalere sempre, perché la voglia dentro di arrivare era tanta.

Oggi sono un po’ più pacato, ma il cavallo di razza è sempre dentro di me.

 

D. Sai di essere per molti – ed io tra loro – una leggenda?

 

R. Non mi fare arrossire.

Se voi tutti dite che sono una leggenda, grazie per me è un onore saperlo. Vuol dire che ho lasciato un buon ricordo per quel che ho fatto.

Io so solo che sono Sandro, una persona semplice…

 

 

D. Sei, amico mio, credente?

 

R. Certo, sono credente.

La fede per me è sempre stata importante sia sul quadrato che nel cammino della vita.

Se non avessi avuto fede, forse non avrei superato quei momenti difficili che la vita a volte ti presenta……………

 

Un abbraccio a tutti

Sandro Mazzinghi

Sandro Mazzinghi e Mauro della Porta Raffo

Sandro Mazzinghi e Mauro della Porta Raffo

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