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Eleanor Roosevelt

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di Federica della Porta Raffo

Lo sguardo limpido, il mento sfuggente, i capelli acconciati secondo una moda decadente e rétro che poco le donava e un’altezza fuori dal comune che la rendeva poco aggraziata e femminile, Eleanor conobbe Franklin  il giorno di Natale davanti all’imponente albero di Sagamore Hill, alla presenza di  zio Ted e della adorata zia Bamie.

Eleanor Roosevelt

Eleanor Roosevelt

Le eleganti decorazioni, l’atmosfera familiare unita alle alte aspettative riposte nel prossimo trasferimento a Londra per studiare nel prestigioso collegio di Allenswood, la rendevano audace e brillante nell’eloquio con il lontano cugino, eccellente studente di Harvard.

Lei, nipote di uno dei più grandi e amati presidenti degli Stati Uniti, simbolo di un America ancorata alle tradizioni, alla storia, alla natura e alla bellezza di un Paese in costante crescita e cambiamento.

Lui, anch’egli imparentato con l’illustre uomo politico e figlio di Sarah Delano, membro di quella Hudson River Aristocracy che vantava un albero genealogico ragguardevole e il nome inciso sul registro di bordo della Mayflower.

Eleanor, cresciuta orfana sotto la tutela della zia, era ancora fragile e immatura.

Goffa e poco attraente era ben lontana dall’immagine di amatissima e acuta First Lady che il mondo intero ancora ricorda e Sarah Delano certamente non contribuì alla trasformazione da brutto anatroccolo in cigno: l’altera e ricchissima madre di Franklin infatti, aveva cresciuto e nutrito il figlio d’ideali e prospettive ben precise e non desiderava “quel tipo di donna” accanto al futuro presidente degli Stati Uniti.

Non importava che la ragazza fosse nipote di Theodore, non le interessava che fosse intelligente, che avesse ricevuto quel tipo di educazione (in un famoso collegio inglese) cui pochissime ragazze potevano ambire formandola per essere una perfetta First Lady.

Lei era contraria.

Riteneva Eleanor non all’altezza, intravvedeva in lei qualcosa di ‘sbagliato’, forse, alla luce di fatti, vedeva nella futura nuora un’inclinazione sessuale diversa da quella canonica e tradizionale che alla fine avrebbe potuto nuocere all’immagine pubblica e alla carriera dell’amatissimo figliolo e un comportamento troppo liberal e ‘femminista’, un poco detestabile in un partito democratico in realtà bigotto e chiuso.

Ma, incredibilmente, quella volta lui non l’ascoltò (molteplici sono gli aneddoti che parlano di un FDR dipendente dalle opinioni della madre, celebre è la frase rivolta alla stampa quando, nel 1910, gli fu suggerito di candidarsi per la legislatura dello Stato di New York, “Sounds like a good idea, I’ll have to discuss it with mother”) e i due convolarono a nozze.

Lei in pizzo bianco a braccetto di zio Ted.

Lui elegante, ancora fisicamente prestante (la polio sarebbe arrivata anni dopo), sorridente all’altare.

Eleanor si rivelò un prezioso braccio destro e per tutti i mandati del marito fu un chiaro e fermo vessillo del ‘New Deal’.

Prima di lei nessuna inquilina della Casa Bianca era stata così attiva ed esplicita nello svolgere il ‘lavoro’ della prima donna d’America.

Sostenitrice del movimento per i diritti civili, lasciò l’associazione delle figlie della rivoluzione americana quando questa non permise a Marian Anderson, famosa cantante nera, di esibirsi alla Constitution Hall.

Purtroppo, probabilmente per non scontentare i democratici del Sud notoriamente poco tolleranti nei confronti delle persone di colore e così importanti per la rielezione del marito, il suo dissenso non fu altrettanto netto quando il consiglio scolastico del Distretto di Columbia non permise alla Anderson di cantare in un auditorium di una scuola per soli bianchi.

Durante la seconda guerra mondiale diresse assieme al sindaco di New York, Fiorello La Guardia, un comitato nazionale di difesa civile, e fu sempre attiva nella raccolta di fondi per la creazione della Freedom House, un ente di ricerca per la divulgazione della democrazia e pace nel mondo.

Anche dopo la morte di FDR e terminato il conflitto, il suo impegno, nonché la presenza costante sullo scenario nazionale ed internazionale non diminuì, tanto che contribuì in modo essenziale alla processo di ratifica della ‘Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo’ da parte delle Nazioni Unite – la cosiddetta ‘Magna Carta di tutta l’umanità’, usando le sue stesse parole – arrivando così a determinare un diritto di vita, libertà e uguaglianza per tutti, indipendentemente dalla razza, credo o colore.

Questa la Eleanor Roosevelt pubblica, la più nota, quella amata dal partito democratico e non solo, le ‘gambe e le orecchie dell’unico presidente eletto quattro volte di fila, la madre di sei figli, la paladina di ideali e idee.

La Eleanor privata è ben altra cosa… non sta a noi giudicarla in quanto:

” Le grandi menti discutono di idee,

le menti ordinarie discutono di avvenimenti,

le menti piccine discutono di persone.”

ER

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