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La vita e le opere

Commenti (1) A proposito di Liala

Allorché, nel 1931, Amalia Liana Cambiasi Negretti ebbe vergato la parola fine al suo primo romanzo, intitolato ‘Signorsì’, l’editore Arnoldo Mondadori, entusiasta, volle presentare la debuttante scrittrice nientemeno che a Gabriele D’Annunzio.

Il Vate, colpito soprattutto dalla conoscenza che la signora aveva di motori ed aeroplani, la incoraggiò e la definì “compagna di volo e di insolenze” regalandole un’ala in miniatura con la scritta “a Liala”.

Da allora in poi, fu quello il suo nome de plume.

Amalia era nata nel 1897 a Carate Lario nei pressi di Como ed aveva avuto una giovinezza alquanto scandalosa per l’epoca.

Di solida e ricca famiglia borghese con qualche linea di nobiltà (un ramo discendeva dagli Odescalchi), dopo il matrimonio con il marchese Pompeo Cambiasi – dal quale avrà due figlie – un ufficiale di marina alquanto più anziano di lei, d’improvviso si innamora perdutamente del pilota di idrovolanti marchese Vittorio Centurione Scotto, lo segue e, pur opponendosi ferocemente le due famiglie, pensa seriamente al divorzio e ad una nuova vita.

Nel 1926, purtroppo, durante un volo di allenamento in vista della Coppa Schneider, Scotto precipita e muore.

E’ proprio per superare e, se possibile, dimenticare la tragedia e il conseguente dolore che la futura Liala inizia a scrivere ambientando i propri racconti nel bel mondo da lei frequentato tra nobili aviatori, ufficiali e signorine di buona famiglia.

Tra romanzi e novelle, saranno circa novanta i titoli che alla fine avrà pubblicato e questo la rende l’indiscussa regina (per quanto aborrisse che il genere letterario che le era proprio fosse in tal modo definito) del ‘rosa’ italiano.

Se da un lato D’Annunzio, Ojetti e Trilussa l’ammirarono, la critica ufficiale e paludata mai applaudì alla sua arte e le storie da lei proposte furono di volta in volta definite “caramelle zuccherose”, “favolette moderne”, “paralettura per manicure”.

Resta il fatto che Liala – la quale trascorse a Varese molti anni della sua lunghissima esistenza e qui morì – ha venduto milioni di copie dei suoi libri e che, comunque, la sua opera rappresenta uno spaccato di vita vissuta (non certo da tutti, ma vissuta) in un’epoca e in un ambiente oramai lontani ma non per questo da obliare.

One Response to La vita e le opere

  1. Adele Salami ha detto:

    “Caramelle zuccherose”,”favolette moderne” e “paraletteratura per manicure” sono definizioni che nascono dall’invidia e dall’ignoranza. Molti critici, che si sono permessi di esprimere un giudizio negativo sulle storie narrate da Liala, non ne hanno mai letto un libro. Hanno definito frettolosamente e superficialmente rosa i suoi racconti quando rosa non sono, sono storie di vita e di morte. Sono una riproduzione della vita terrena di ognuno di noi, dove ciascuno di noi si può rispecchiare, o per un aspetto o per l’altro. In quanto all’ambientazione delle storie, Liala descrive principalmente ambienti militari ed aristocratici perché in essi ha vissuto la maggior parte della sua vita, ma non ha mai disdegnato gli ambienti e le persone di umile origine, queste ultime spesso protagoniste dei suoi libri. Leggere per credere!
    Vorrei invitare tutti coloro che hanno pregiudizi su questa scrittrice a leggerne, almeno una volta,(io, da Liala addicted, li ho letti parecchie volte!!!) i romanzi autobiografici (Ombre di fiori sul mio cammino, Voci dal mio passato, Diario vagabondo)per conoscerla meglio e fugare ogni preconcetto su di lei.

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