mdpr1@libero.it

Intervista a Valentina Cortese

Commenti (4) Varie ed eventuali

11 MAGGIO 2013. Di seguito, la mia intervista  alla grande Diva realizzata in attesa del nostro incontro in programma sabato 12 maggio sera a Milano nell’ambito della serata conclusiva del Festival del Cinema Francese organizzato dall’Institut Francais. Nell’occasione, alla Sua presenza e su Sua richiesta  è stato proiettato in lingua originale il film di Francois Truffaut ‘La nuit américaine’, ‘Effetto notte’ nella versione italiana

 

  

 

“Ho novant’anni anni e ancora coltivo lo stupore”

“Ancora oggi quando studio ascolto musica”

“Occorre sincerità al cinema”

“Dalla fame si impara molto”

“E amo guardare avanti”

Signora,

La incontro oggi nella Sua veste di madrina di un Festival dedicato al Cinema Francese.

I Suoi grandi trascorsi a livello internazionale Le hanno consentito di frequentare ambienti e mondi cinematografici per ogni dove e sempre ai massimi livelli.

 

D. Quali le ragioni di questa sua presenza, quali i Suoi rapporti con le bella cinematografia d’Oltralpe al di là della squisita e intensa caratterizzazione che le valse la candidatura all’Oscar in ‘Effetto notte’ di Francois Truffaut?

 

R. La mia presenza qui come madrina?

E’ perché ho incontrato persone gentili che me lo hanno chiesto.

Una qualità rara la gentilezza, l’anima gentile.

Poi perché ho un rapporto direi ‘amoroso’ col Cinema francese, grazie a Truffaut.

Ma non dimentico altri registi coi quali ho lavorato anche in teatro come Patrice Chereau, caro adorabile matto.

Geniale però.

In teatro con lui feci negli anni Settanta  ‘Lulu’ al Piccolo Teatro, con Tino Carraro e Alida Valli e fu un successo incredibile.

E ancora,  girai un film:  ‘Un’orchidea rosso sangue’.

Ricordo altri registi: Dominique Delouche, Bernhard Wicki (con me c’era la mia grande amica, vera, Ingrid Bergman, il film era ‘La vendetta della signora’), e poi Denys de la Patellière, (feci ‘Le soleil noir’) e ancora, Claude Pinoteau.

Poco prima di ‘Effetto notte’ incontrai Joseph Losey e con Richard Burton e Alain Delon girammo ‘L’assassinio di Trotsky’…

E tanti altri registi.

Ma certamente il film che ho amato di più è del mio adorato, indimenticabile François,  il mio ruolo era quello di Séverine, attrice in crisi, una donna fragile e coraggiosa.

Il regista non volle scrivere il testo preciso del copione, voleva che io ricreassi d’istinto il personaggio.

Il film vinse la Palma d’oro a Cannes e io fui candidata all’Oscar.

Amo il cinema francese il suo modo di saper raccontare le storie senza perdere mai il controllo del film nel suo svolgersi.

Si deve considerare il Cinema come un linguaggio.

Si può esprimere tutto con il Cinema, idee generali e ossessioni personali, come si fa con i romanzi o con la saggistica.

Certo una signora come me arrivata a novant’anni non sempre si aggiorna sulla realtà del ‘grande schermo’ e non solo francese ma devo dire con  onestà che ho vissuto la grande stagione del Cinema con magnifici compagni di lavoro e registi di razza, senza dubbio alcuno.

 

 

D. Lei ha frequentato da protagonista non solo i set cinematografici ma anche i teatri, riuscendo magnificamente in due mondi che per quanto possano apparire prossimi sono dal punto di vista della recitazione (e non solo, ma parlo all’attrice ovviamente) diversi.

Può soffermarsi su tali diversità?

 

R. Non amo molto i distinguo.

Amo il buon cinema e la buona recitazione.

Se diversità c’è, è che l’obiettivo della cinepresa per un fatto tecnico, ti mette a nudo ogni moto dell’anima, ti scruta dentro, ti rivela, e non puoi bluffare.

Occorre sincerità al cinema.

Poi, certo, è importante il montaggio: contributo notevole all’arte della recitazione nel cinema, può determinare il successo o no di un film.

In teatro la parola non puoi soffiarla, ti deve aiutare la tecnica, l’emissione della voce.

Tecnica e sentimento.

Lo dico sempre.

E non sempre ho visto in teatro giovani attori preparati e consapevoli di queste due importanti componenti.

Nel cinema l’attore deve ‘sentire’ la velocità di una carrellata o la dolcezza di un dolby.

Si deve amoreggiare con l’obiettivo.

In teatro invece si costruisce per accumulo, non a frammenti.

Ma ripeto è la sincerità che deve vincere.

In ogni caso.

 

 

D. Ennio Morricone, anni fa, in un nostro incontro, sottolineava l’importanza per la riuscita di quanti abbiano vere capacità dei Maestri, delle frequentazioni.

Quali, Signora, i suoi Maestri?

Quali gli eventuali modelli ispiratori?

 

R. I miei maestri assoluti sono stati due uomini che ho anche amato e che mi hanno amata: Victor De Sabata e Giorgio Strehler.

Victor, incandescente genio, grandissimo direttore d’orchestra, mi ha educata alla musica come nutrimento dell’anima, ancora oggi quando studio ascolto musica.

E poi Giorgio.

Mi ha portata a tali altezze da rimanerne sbigottita.

E non ho fatto altro che seguire lui come Dante seguiva Virgilio, sperimentando viaggi di conoscenza profonda dei testi e degli autori.

Ma non dimentico, mi creda, le contadine lombarde della mia infanzia, la forza, l’umiltà e la dignità che le contraddistingueva.

Anche loro mi sono state maestre.

E’ difficile, lo so, a volte, far capire e credere come da quelle donne abbia carpito certi gesti, certi modi di muoversi, la grazia nell’annodarsi il foulard o nel tenere in braccio i figli da allattare.

E non dimentico le danze attorno al fuoco degli zingari che ho frequentato nella mia infanzia, i loro racconti, anche la loro fatica di vivere.

Tutto a tutti ho assorbito, rubato, conservato.

Dalla fame si impara molto.

Questo e altro ancora, vissuto nella mia infanzia nella campagna lombarda, mi è stato maestro di vita.

 

 

D. Oltre ai registi teatrali e cinematografici, Le è occorso di recitare a fianco di veri ‘mostri sacri’ quali James Stewart, Spencer Tracy, Humphrey Bogart, William Holden, Anthony Quinn, Paul Newman e potrei continuare.

Qualche particolare ricordo, qualche aneddoto.

Le è possibile?

Valentina Cortese e Mauro della Porta Raffo

Valentina Cortese e Mauro della Porta Raffo

 

R. Oh, my God, da dove cominciare?

E’ vero se ripenso agli anni di Hollywood la mia avventura umana ha dell’incredibile.

Dall’incontro con Greta Garbo: averla a tavola con me il primo giorno che approdai in America, dopo averla sognata, vedendola da ragazzina, sullo schermo…

Non si può immaginare il fascino che sprigionava la sua sola presenza.

O giocare a tennis con Chaplin che mi offrì di girare con lui il film ‘Luci della ribalta’ che purtroppo rifiutai perché ero incinta di mio figlio.

Le risate pazze con Cary Grant o Gregory Peck, meravigliosi colleghi.

Gli spaghetti cucinati ad arte da Marlene Dietrich o la tenerezza delle confidenze di Marilyn Monroe, la sua fragilità e la sua bellezza, che vista da vicino sembrava di panna montata.

E poi ancora Bette Davis, le lunghe conversazioni fra le pause delle riprese con Spencer Tracy che viveva in segreto la sua storia d’amore con Katharine Hepburn, avendo un figlio malato grave.

Anthony Quinn, bravissimo e spassoso, maschio e sensibile, si pensi al suo personaggio, Zampanò, in ‘La strada’ di Fellini.

E altri e altri ancora.

E non solo in America.

Penso ai film girati in Inghilterra dove (mi vergogno a dirlo) mi paragonarono alla Garbo.

E quel pazzo di Orson Welles che ne combinava di tutti i colori sul set, ma grande attore, geniale.

My God, se li nomino tutti stiamo qui fino a Natale!

Ma non voglio dimenticare i miei compagni italiani.

Mastroianni che debuttò con me.

Gassman, Rossano Brazzi che nelle scene d’amore mi soffocava con la sua bocca carnosa, e Alberto Sordi e Giancarlo Giannini, e altri ancora.  Registi come Zeffirelli fratellino adorato.

Visconti l’aristocrazia.

Antonioni la sperimentazione.

Fellini la visionarietà…

Devo riconoscerlo la mia vita è stata una lunga e meravigliosa avventura e lo è ancora adesso quando mi alzo al mattino e mi metto a studiare e guardo fuori dalla finestra di camera mia, la struggente bellezza degli alberi, testimoni del divino nella natura.

Ho appena registrato per la televisione svizzera alcune poesie e ricordi di Alda Merini.

E le folgoranti poesie di Emily Dickinson?

E quel che mi commuove ancora è quando per strada o a teatro, la gente anche la più umile, mi vuole abbracciare e ringraziare, allora come dice la poetessa americana in una sua poesia: “ …se allevierò il dolore di una vita o guarirò una pena, non avrò vissuto invano”.

 

 

D. Infine, se me lo consente: cosa Le ha regalato di particolare la maturità?

 

R. La maturità…questa stagione della vita?

La consapevolezza, la ricchezza della semplicità, lo scoprire che l’amore si trasforma con te e con le tue stagioni, e che prende ampiezze inaudite.

Ripercorro l’amore per le cose semplici e tenere.

Mi chiedo spesso cosa succederà quando si arriverà a ‘quella soglia’ oltre la quale c’è il mistero.

Il Mistero.

Con serenità affronto questi pensieri, a volte ci scherzo su, ma sono presenti in me, di continuo.

Ed è giusto così.

Ho novant’anni anni e ancora coltivo lo stupore.

Ho amici, veri, sani, che amo e ne sono ricambiata.

Amo andare ai concerti, a teatro, frequentare gente che sa condividere la risata e il ragionamento.

Ho sempre allontanato da me l’invidia e la stupidità, oggi più che mai.

Non ho voglia di perdere tempo, questo tempo che ancora mi viene donato è prezioso.

E amo guardare avanti.

Solo ogni tanto mi giro e mi stupisco di quanto, quella bambina che giocava a piedi nudi nella campagna lombarda, abbia camminato e ancora camminerà…

Oh sì, come dice quel poeta orientale?  “un albero senza foglie non perde mai la speranza”.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someonePrint this page

4 Responses to Intervista a Valentina Cortese

  1. Laura ha detto:

    …splendido tuffo nella memoria di Valentina grazie al sensibile,intelligente
    intervistatore e scopritore d’anime Raffo:chapeau!

  2. vittorio ha detto:

    Commuovente splendida Sèverine-Valentina! Non sapevo avesse lavorato tanto, in cinema, in teatro. Grazie Mauro! Ma ora che l’ho sentita ‘parlare’ capisco perché è stata ed è una delle mie attrici preferite! Complimenti da Vittorio Salerno

  3. Mariarosa Lancini Costantini ha detto:

    Che fortuna hai avuto! E poi ” vivere ancora di stupore” che bella lezione – grande Lei e grande tu

  4. Stupenda donna, perfetta attrice, l’ho amata e stimata sempre per gli atteggiamenti e la sua signorilita’e dolcezza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *