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Il ghepardo di Agno

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Il mio primo ricordo della Svizzera

Impegnato ad aggredire con la mia solita voracità un magnifico filetto nel mentre, al mio fianco, illustri studiosi italiani ed elvetici, perfino a tavola, continuano bellamente a disquisire a proposito di Piero Chiara (e, va detto, siamo nel bel mezzo dell’intervallo che l’organizzazione, al fine di rifocillare i relatori, ha programmato in occasione della giornata di studi dedicata il 2 dicembre 2006 dal Comune di Varese proprio allo scrittore luinese), mi vedo rivolgere una inaspettata domanda dall’ottimo Mauro Novelli che mi siede di fronte:

“Quale è il tuo primo ricordo della Svizzera?”

Un attimo e un ghepardo (un ghepardo?) mi si para – figuratamente parlando, per fortuna – di fronte.

“E’ così”, confermo allo stupefatto mio omonimo, “Bambino, sono in automobile con mio padre. Nel mentre, ripartiti da Lugano, abbiamo appena superato l’aeroporto di Agno, ecco che sul terrazzo collocato al primo piano di una casetta vedo aggirarsi uno stranissimo e grosso animale che pare una tigre.

Mi chiedo se sia un cane e di che razza.

Mio padre, stupito quanto me, ferma la macchina.

Scendiamo e restiamo lì, straniti, a guardare un buon paio di minuti fin quando alla finestra sistemata accanto al balcone predetto si affaccia un tale.

Ci guarda ghignando e dice: ‘E’ un ghepardo. E’ buonissimo. Si può tranquillamente allevare in casa’.

Gli crediamo (ma quando mai?) sulla parola e riprendiamo la strada di casa”.

Mauro Novelli mi conosce e sa bene che nel raccontare non mi sono inventato nulla, ma non può fare a meno di sottolineare quanto sia strano che quell’animale selvaggio rappresenti ‘il mio primo ricordo svizzero’.

“Bella storia”, conclude.

“Mettila in pagina”.

Ed eccoci qua

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