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E la censura cinematografica colpì il formaggio

Nessun commento Cinema

La censura accompagna fin dalle origini la storia del cinema ove si pensi che, per esempio, in Inghilterra, la prima richiesta ufficiale in tal senso è datata addirittura 1898.

Nell’occasione, l’industria casearia di quel Paese chiese di eliminare da un film a carattere scientifico realizzato da Charles Urban alcune scene nelle quali era stata ripresa, attraverso un microscopio, l’attività delle muffe su un pezzo di formaggio Stilton.

Nel nostro Paese, invece, già nel periodo fascista, una specifica commissione vagliava i film prima che fossero distribuiti. Lo stesso Mussolini, spesso, vedeva le pellicole in anteprima e, dopo, ne dava, se del caso, autorizzazione.

La commissione in questione non censurò quasi mai i seni nudi e perfino una scena di sesso su una spiaggia, in ‘Ossessione’ (1943), superò brillantemente la prova.

Sembra, peraltro, che ‘La guerra lampo dei fratelli Marx’ (1933) non ottenesse il previsto consenso proprio per ordine personale di Mussolini perché il personaggio del dittatore interpretato da Groucho poteva essere inteso come una caricatura del Duce.

Nel secondo dopoguerra, la nuova commissione – sulla quale (narra la leggenda) aveva influenza il futuro presidente Oscar Luigi Scalfaro – raggiunse e superò il limite del ridicolo censurando la battuta finale (illuminante per la comprensione della pellicola e giustificatrice del titolo) del celeberrimo ‘Il cielo può attendere’, del 1943, opera del grande Ernst Lubitsch.

Il film di cui si parla si basa sulla confessione, resa da un impenitente donnaiolo appena defunto, a Lucifero, nell’anticamera dell’Inferno, sulle sue avventure galanti.

Al termine, il buon diavolo ritiene che il ‘Casanova’ in questione non meriti l’Inferno e lo invita a prendere l’ascensore per andare in cielo.

Entrando nell’elevatore, però, al mal (o ben?) capitato occorre di incontrare una splendida signora che, invece, si deve fermare in Purgatorio.

Per approfondirne la conoscenza, preferirà seguirla colà perché, dice, “il cielo può attendere”.

Tagliare, come fu fatto, questa ultima scena voleva dire semplicemente ‘ammazzare’ il film e togliergli proprio quel particolare ‘tocco’ per il quale andava famoso l’autore.

Negli Stati Uniti, di contro, operava, dal 1922, un meccanismo di autoregolamentazione e di censura indipendente (il cosiddetto Codice Hays).

Tale sistema, creato per evitare l’intervento governativo in materia, raggiunse il suo apogeo agli inizi degli anni Trenta.

Il primo film ad essere ufficialmente prodotto con la oramai prescritta autorizzazione fu, nel 1934, ‘Il mondo va avanti’, diretto da John Ford.

Già nel 1943, peraltro, Howard Hughes fa uscire nelle sale ‘Il mio corpo ti scalderà’, senza sottoporlo preventivamente al benestare della commissione.

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