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Mandela: la galera? Può fare molto bene

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A parte ogni considerazione di ordine politico, quel che subito mi meravigliò nel grande Nelson Mandela al suo riapparire sulle pubbliche scene fu constatare che, dopo ben ventotto anni di carcere duro, il suo spirito ed il suo fisico non erano affatto piegati e che, fermo nelle sue idee, era in grado di riprendere la lotta esattamente dal punto al quale l’aveva dovuta abbandonare.

Nelson Mandela

Nelson Mandela

Ma, d’altra parte, per quanto, anche da questo punto di vista, la vicenda Mandela possa essere considerata straordinaria, almeno in un’altra occasione, nella storia, una bella e lunga carcerazione, lungi dallo sconfiggere il prigioniero, l’aveva fortificato.

E’ questo il caso di Hernando Pizarro – uno dei fratelli minori del grande conquistador Francisco – che, alla non più giovane età di sessantacinque anni, fu imprigionato in Spagna (in quanto ritenuto responsabile della morte in Perù di Diego de Almagro) e trattenuto in cella, senza processo, per vent’anni.

Rilasciato ormai ottantacinquenne, se ne tornò nella natia Estremadura, a Trujillo, dove visse allegramente per altri diciotto anni, toccando così il ragguardevole traguardo delle centotre primavere e scampando alla morte cruenta e prematura che aveva invece rapito, molto tempo prima, i suoi due fratelli Francisco e Gonzalo.

L’augurio per Mandela che a luglio compirà novantacinque anni, è, naturalmente, di battere il vecchissimo Hernando in anzianità come gli è riuscito di superarlo (ventotto a venti) in anni di carcerazione.

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