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Scacco matto all’ultimo Inca

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Racconta Jorge Luis Borges, nella sua ‘Storia universale dell’infamia’, che Atahualpa, l’ultimo Inca, imprigionato da Francisco Pizarro e dai suoi accoliti, trascorse i giorni della carcerazione battendosi – non potendo con le armi – a scacchi con Fernando de Soto, il futuro esploratore del Mississippi (nelle cui acque riposa per sempre essendovi stato sepolto dai suoi uomini), il quale, nel nobile intento di alleviargli la prigionia, gli aveva insegnato quel gioco.

Non conosco il livello raggiunto dall’Inca sulla scacchiera, ma certo è che un osservatore superficiale potrebbe concludere che, per quante mosse egli abbia tentato, non gli riuscì di battere il terribile Pizarro, il quale, pur avendo ottenuto il pagamento dell’enorme riscatto in oro e in argento richiesto per liberarlo, lo mise a morte per strangolamento.

A ben pensarci, invece, Atahualpa un successo lo conseguì convertendosi improvvisamente alla fede cristiana ed evitando, in tal modo, di essere arso vivo sul rogo, la qual cosa, secondo le credenze religiose incaiche, gli avrebbe precluso ogni possibilità di vita ultraterrena.

Per un vero osservante quale egli era, in vista di una ‘vittoria’ finale e, potremmo dire in questo caso, ‘eterna’, fu un momentaneo ed apparente sacrificio, ben accetto alla controparte che ritenne, illudendosi, per questo, di aver vinto.

Una buona e spesso vincente tecnica scacchistica!

La cattura di Atahualpa

La cattura di Atahualpa

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