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La Chiesa e la pena di morte

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“La pena inflitta deve essere proporzionata alla gravità del delitto.

Oggi, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere il crimine rendendo inoffensivo il colpevole, i casi di assoluta necessità di pena di morte ‘sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti’ (Evangelium vitae).

Joseph Ratzinger

Joseph Ratzinger

Quando i mezzi incruenti sono sufficienti, l’autorità si limiterà a questi mezzi, perché questi corrispondono meglio alle condizioni concrete del bene comune, sono più conformi alla dignità della persona e non tolgono definitivamente al colpevole la possibilità di redimersi”.

Così, rispondendo al quesito “Quale pena si può infliggere?”, il Compendio, firmato dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, del Catechismo della Chiesa Cattolica, nell’esaminare il quinto comandamento ‘Non uccidere’.

Ora, non v’è chi non veda alla luce di quanto qui esposto (e sottolineo la frase “Quando i mezzi incruenti sono sufficienti, l’autorità si limiterà a questi” il che implica logicamente che ove tali non fossero…) che la Chiesa non è in assoluto contraria alla pena capitale che, peraltro, non ritiene opportuno applicare.

D’altronde e per quanto le due cose siano collegabili con qualche difficoltà logica, lo Stato della Città del Vaticano ha abolito ufficialmente la pena di morte solo nel 1969.

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