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La prima visita a Villa ‘La Cucciola’, 2005

Nessun commento A proposito di Liala

Due o tre ripidi tornanti su per via Montello a trecento metri dal centro di Varese, una svolta a destra, poco ancora ed ecco apparire Villa La Cucciola.

Il cancello è spalancato, mi aspettano…

Al telefono, Primavera Cambiasi mi ha detto “Entri pure con la macchina. Con questo tempaccio è bene non fare neanche un metro a piedi”.

Difatti, piove e la prima cosa che noto nell’avviarmi verso il portone d’ingresso è un vecchio ombrello aperto infilato per la parte del manico a protezione dei fiori – che non muoiano annegati! – nella terra che riempie un’enorme ciotola.

Mi apre Tarsilla (o, molto meglio, ‘Tilla’ come la ribattezzò la ‘padrona’ quando ne intese il nome per la prima volta infinite decine d’anni orsono e decise di prenderla con sé) e, dando una voce a Primavera, mi introduce al salotto.

Ancora una volta in ritardo sui tempi, eccomi a casa di Liala.

Lei viva, mai mi era passato per la mente di andarla a trovare.

Come tutti in città, la incontravo per strada di tanto in tanto e in specie mi capitava di imbattermi in lei quando usciva, perfettamente pettinata ed elegantissima, dal negozio di parrucchiere che Gianni Manghi aveva aperto praticamente in piazza Monte Grappa.

In disparte, la osservavo.

“La mamma…”, mi racconta Primavera e mentre la ascolto penso che mai prima un nome mi è apparso altrettanto rappresentativo del carattere della persona che, per così dire, lo ‘indossa’.

E’ allegra, gioiosa, scoppiettante…un vulcano.

E’ una delle figlie di Liala, quella che (con Tilla la quale, silenziosamente, ha già portato il the con i pasticcini) sorveglia il focolare, che si adopera perché il ricordo della madre non svanisca, che spesso ne parla come fosse viva.

A dire il vero, mi trovo in una qualche difficoltà come sempre succede allorché un interlocutore dà per scontato che io sappia molto più di quanto in effetti conosca a proposito di un determinato argomento.

Primavera mi parla di Moneglia, di quando la madre, obbligata a vivere in quella cittadina di mare, per combattere la noia si era messa a scrivere e poi, un giorno, in treno per andare a Genova dal parrucchiere (teneva da sempre ad essere in ordine), aveva incontrato un amico di famiglia che conosceva per caso Mondadori…

Ed ecco, come d’incanto, ‘Signorsì’!

Primavera ricorda il grande amore di Liala, quel Centurione Scotto che si inabissò con il suo aereo proprio nel lago di Varese…

Primavera mi confessa che la mamma ha lasciato un romanzo incompiuto.

Le era capitato di incontrare per strada un bellissimo ragazzo nero vestito da aviere ed aveva così scoperto che a Varese un gruppo di africani studiavano per diventare istruttori di volo.

Subito, aveva immaginato e scritto di un amore interrotto purtroppo dalla necessità di ritornare in patria.

Che farà la ragazza?

Seguirà l’amato bene?

Resterà per trascorrere il resto della vita pentendosi di non aver dato retta al cuore?

Le suggerisco di pubblicarlo com’è, senza finale, lasciando libero ciascuno di immaginare l’epilogo che preferisce.

Primavera è contenta che Varese si sia ricordata ufficialmente della madre e che le abbia dedicato una bella e centralissima piazzetta.

Non glielo dico, ma è in ragione di questo accadimento che le ho telefonato per un appuntamento e che oggi sono qui.

Quasi fosse un segno del destino, lo spazio di Largo Liala è stato ricavato a due metri dall’ingresso del mio studio.

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