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Del ‘bretonismo’

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‘La verità delle menzogne’, bel titolo, perdinci!

Un testo di rara intensità, opera di Mario Vargas Llosa, uscito anni fa per Libri Scheiwiller.

Do’ inizio alla lettura e, quasi subito, mi blocco.

Mario Vargas Llosa

Mario Vargas Llosa

Parla, nelle prime pagine il grande peruviano, fra l’altro, del ‘bretonismo’, quel particolarissimo, sempre morboso sentimento che lega appassionatamente alcuni uomini, disposti di norma in amore alla completa sottomissione, alla forma dei piedi (e delle scarpe) femminili che hanno pel solito da essere piccoli e affusolati.

Superato, non troppo facilmente, l’immediato collegamento mnemonico con i piedini fasciati delle donne cinesi d’un tempo non poi molto lontano (leggende a parte, pare che a dare il via all’usanza mille e piu’ anni orsono siano state, dipoi imitate, le ballerine della corte imperiale), mi chiedo come mai Vargas in tal modo denomini quel fenomeno, a me, finora, noto come ‘retifismo’.

Fatto è che sia ‘bretonismo’ che l’or ora ricordato ‘retifismo’ traggono origine dal nome del rimarchevole poligrafo francese del secondo Settecento, noto come Restif de la Bretonne ma nato Nicolas-Edme ‘Retif’.

Ora, nel mentre gli ispanofoni hanno ricavato il vocabolo da ‘Bretonne’, noi lo abbiamo tratto da ‘Retif’.

Pur grato all’ottimo traduttore de ‘La verità delle menzogne’ per avermi sollecitato, mi chiedo se non sarebbe stato opportuno scrivere nella versione italiana appunto ‘retifismo’ non introducendo di contro il neologismo di cui si parla.

Purché, ovviamente, la corrispondente voce nostrana fosse all’autore della italica versione nota.

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