mdpr1@libero.it

Pancho Villa

Nessun commento Varie ed eventuali

“Ho tre grandi vizi: i buoni cavalli, i galli robusti, le belle donne”, così confessava agli amici e ai numerosissimi giornalisti che seguivano le sue imprese Pancho Villa, e, almeno per quel che riguarda le donne, dimostrò fino in fondo quanto le amasse arrivando a sposarne in chiesa addirittura settantacinque (“Poverine, ci tengono tanto”, spiegò a un intervistatore, aggiungendo che i preti non potevano certamente opporsi visto che i matrimoni si celebravano a fucili spianati) dalle quali ebbe un numero incalcolabile di figli.

Ma la sua vera debolezza era la vanità e godeva un mondo all’idea di essere famoso e non solamente in patria.

Nel 1913, a Ciudad Juarez, capitò al Nostro di imbattersi in una troupe cinematografica americana che stava filmando la guerra in corso.

Pancho Villa

Pancho Villa

Offrì subito ai cineasti la possibilità di seguirlo nelle sue campagne militari e la cosa gli piacque tanto che il successivo 3 gennaio 1914 arrivò a firmare, in cambio di venticinquemila dollari, un contratto di esclusiva con la Mutual Film Corporation.

Villa si impegnava a proibire le riprese a chiunque non fosse della Mutual, a svolgere le operazioni militari durante il giorno per facilitare gli operatori e a girare scene di battaglia simulate nel caso i filmati ottenuti sui campi di guerra non fossero soddisfacenti.

Dal canto suo, la casa cinematografica ideò e confezionò per il ‘Centauro del Nord’ (questo, uno dei suoi tanti soprannomi) una particolarissima uniforme da usarsi nel corso delle azioni.

In poche settimane, la figura di Villa, abilissimo cavaliere lanciato alla testa delle sue truppe di vittoria in vittoria, fece il giro del mondo.

Dopo la battaglia di Ojinaga, la Mutual Film pensò bene di sfruttare al massimo la fama del generale e di realizzare sulla sua vita un vero e proprio film.

Per impersonare il giovane Villa (quando ancora si chiamava Doroteo Arango e non si era dato alla macchia) e per l’ambientazione delle scene, venne scelto Raoul Walsh, all’epoca attore e in seguito ottimo regista hollywoodiano.

E’ a Walsh, appunto, e alle sue memorie – scritte in tarda età, negli anni Settanta del trascorso Novecento – che dobbiamo il miglior ritratto di Pancho Villa impegnato sul set .

“Ogni giorno tentavamo di filmare Villa che veniva al galoppo verso la cinepresa messa al principio della strada. Ma con gli speroni e con la frusta spronava il cavallo con tanta furia da passare a novanta miglia all’ora. Non so quante volte gli chiedemmo: piano senor, piano por favor…”

Benché, sempre a dire di Walsh, le battaglie girate in Messico non fossero granché spettacolari tanto che si dovette ‘rifarne’ alcune negli Stati Uniti, il film ‘La vita del generale Villa’, dopo la prima di New York del 9 maggio 1914, ebbe un enorme successo in tutti gli USA.

Era diviso in due parti, celebrava il coraggio e le virtù guerriere e di stratega di Pancho oltremisura e si concludeva addirittura con la conquista da parte sua della presidenza della repubblica messicana.

Osannato da tutti, Villa poteva ben dirsi il capo ribelle più amato almeno dagli americani.

Meno di due anni dopo, già inviso a Woodrow Wilson per l’uccisione di diciassette cittadini statunitensi che si trovavano a bordo di un treno da lui attaccato nel Chihuahua, il Centauro si rese protagonista di un gesto clamoroso invadendo con i suoi guerriglieri gli Stati Uniti (per inciso, fu l’ultimo attacco subito dagli USA sul loro territorio prima dell’11 settembre 2001) e compiendo una scorreria nella notte del 10 marzo 1916 nella città americana di Columbus, Nuovo Messico.

Fu così che negli stessi cinema nei quali era apparso caracollante a cavallo alla testa delle sue truppe, pochi giorni dopo, veniva proiettato un avviso che recitava: “Villa vivo o morto. Questo chiede il presidente Wilson e questo è quel che faremo!”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *