mdpr1@libero.it

La pubblicità? Oggi come novant’anni fa si ricvolge ai rimbambiti

Nessun commento Varie ed eventuali

“Avete fatto caso a come ci trattano? Da piccoli deficienti a cui bisogna scandire le parole e piantare nel cranio concetti semplici, ripetitivi e improntati a un valore unico: godi l’attimo e consuma più che puoi, tanto il futuro non esiste e la responsabilità neppure”.

Così, tempo fa, in prima pagina, su La Stampa, nella rubrica ‘Buongiorno’, Massimo Gramellini si intratteneva a proposito di quello che definiva il “processo di rimbambimento propiziato da programmi televisivi e messaggi pubblicitari”.

Ora, da sempre e non solo da quando esiste la tv, gli slogan sono studiati non per rimbambire il pubblico ma – e non voglio offendere nessuno – considerando il fatto che sono ‘rivolti a rimbambiti’!

Ecco, al riguardo, quanto in proposito asseriva negli anni Venti del trascorso Novecento (ed é tuttora alla base del mestiere)  un grande teorico della pubblicità, l’americano J. Walter Thompson: “Il consumatore tipico ha le capacità di un animale umano quattordicenne”.

Necessaria conseguenza, gli slogan usati dalla sua agenzia: “Siete sempre le damigelle d’onore e mai la sposa? Contro l’alito cattivo usate Listerine”; “Ha cambiato posizione. Avrebbe dovuto cambiare biancheria. Nnon poteva rilassarsi, aveva i muscoli bloccati… Non avete mai indossato Lewis Gold Suit?”; “Perché annegare l’anima in un mucchio di piatti da lavare? Il dono più grande che l’elettricità ha fatto alla donna di casa moderna é la lavapiatti elettrica Conover”.

Visti i conseguenti risultati strapositivi, perché mai i pubblicitari dovrebbero cambiare una virgola nelle loro convinzioni e nel modo di procedere?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *