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La religione degli aeroporti

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Fu l’esito della battaglia navale delle Midway, esito favorevole agli americani (le navi coinvolte non si scambiarono praticamente nessun colpo diretto e lo scontro tra portaerei fu vinto dall’aviazione di marina USA che affondò quattro navi giapponesi infliggendo un durissimo colpo alla marina del Sol Levante e fermando la fino ad allora inarrestabile avanzata dei sudditi dell’imperatore nel Pacifico), ad invertire l’andamento della guerra nippo/americana.

Lentamente, un numero notevole di isole fu conquistato, a volte metro per metro data la forte resistenza giapponese, dalle truppe a stelle e strisce (ricordo, in proposito, il grande romanzo di Norman Mailer ‘Il nudo e il morto’, un capolavoro).

Ora, laddove gli americani arrivavano, per i necessari rifornimenti di armi, di generi alimentari, di macchinari e di ogni quant’altro potesse servire come anche per il trasporto delle truppe, nascevano aeroporti.

Nacque in tal modo e largamente si diffuse tra diversi aborigeni la cosiddetta ‘religione degli aeroporti’.

Accorrevano in massa gli abitanti locali, si sistemavano dietro le reti metalliche poste ai limiti delle piste e osservavano incantati per giorni e giorni l’arrivo degli aerei da trasporto.

Cosa potevano essere quegli enormi apparecchi che vomitavano carri armati, mitragliatrici, cannoni, casse e casse di alimenti e bevande, eccetera se non delle espressioni di una qualche potentissima divinità o addirittura esseri divini essi stessi?

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