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La cometa, Venere e il calendario

Commenti (1) Varie ed eventuali

Secondo Immanuel Velikovsky – amico e vicino di casa, nella di lui vecchiaia, di Albert Einstein, a Princeton, ed autore del contestatissimo trattato ‘Mondi in collisione’, una cui copia fu trovata, aperta, sul comodino accanto al letto del celeremmo scienziato dopo la sua morte – nel 687 avanti Cristo, finalmente, l’enorme cometa che, all’incirca dal 3500 avanti Cristo, percorreva il sistema solare provocando con il suo periodico approssimarsi alla Terra immani sconvolgimenti, urtando Marte con il suo nucleo, si proiettò verso il Sole ed andò a formare Venere, pianeta del quale (affermava), infatti, in precedenza, non si aveva traccia in alcuno dei rilevamenti astronomici delle antiche civiltà.

Immanuel Velikovsky

Immanuel Velikovsky

Dal quel momento in poi, si poté studiare il nuovo calendario senza doverlo modificare obbligatoriamente ogni cinquanta anni circa come avvenuto in precedenza quando la cometa, avvicinandosi al nostro mondo, causava rallentamenti del moto terrestre, inversioni dei poli e quant’altro.

Fu così che Giulio Cesare – e passiamo adesso dalla teoria alla Storia – per così dire, ‘a bocce ferme’, poté affidare a Sosigene il compito di riformare il calendario che, per conseguenza, in onore al grande romano, si chiamò ‘giuliano’ fino alla successiva riforma ‘gregoriana’.

Il giuliano entrò in vigore nel febbraio del 708 di Roma, allorché Cesare, per mettere le cose a posto, stabilì che quell’anno sarebbe durato quindici mesi (per totali 445 giorni secondo Censorino, 444 secondo Solino e 443 secondo Macrobio) il che portò gli studiosi a parlare di quel 46 avanti Cristo – corrispondente al citato 708 di Roma secondo la successiva datazione di Dionigi il Piccolo della quale ho altra volta discorso – come dell’anno ‘della confusione’.

Quando, poi, papa Gregorio XIII decise, nel 1582, una nuova e definitiva riforma, visto che, con il trascorrere del tempo, per un errore dovuto alla imprecisa conoscenza della lunghezza dell’anno tropico, si era verificata una differenza di dieci giorni tra l’anno civile e quello solare, questa si realizzò con la soppressione dei giorni in eccesso facendo seguire al 4 ottobre 1582 (un giovedì) il 15 ottobre 1582 (un venerdì).

Ragione per la quale, se qualcuno vi dovesse chiedere come fu festeggiato, il 12 ottobre 1582, il novantesimo anniversario della scoperta dell’America, ricordatevi di rispondere “in alcun modo” perché quel giorno, per volere di papa Gregorio XIII, non ha mai visto la luce!

One Response to La cometa, Venere e il calendario

  1. francesco ronchi ha detto:

    Gentile MdPR, a proposito di Venere meriterebbe un post specifico il discorso sul fatto che la sua orbita “irregolare” agli occhi degli osservatori pre (e anche post)Copernico aveva costretto i tolemaici a calcoli un po’ astrusi per salvare il concetto fondamentale della circolarità delle orbite dei corpi celesti.
    Approfitto del suo tempo per un’altra questione attuale: su Libero di ieri uno dei tanti commenti sull’ex ministro Terzi sottolineava l’orgoglio con cui il nobilomo bergamasco citava i propri quarti ed insisteva per il di Sant’Agata con il “di” minuscolo. In questo avete qualcosa in comune… Per quanto concerne specificamente il “della Porta”, so che i fratelli Rinaldo e Cesare Giulini verso la metà del XIX secolo affrontarono una lunga causa civile per potersene fregiare.
    Giungo al quesito: premesso che il titolo nobiliare della famiglia Giulini (“Conti di Villapizzone”) per una specifica concessione degli Asburgo non si trasmetteva secondo la legge salica, ma spettava di diritto (alla morte del titolare) al maggiore tra i maschi della famiglia (andando a cercare prima tra i fratelli, poi tra i cugini sino al terzo grado, le chiedo:
    come mai alla morte del conte Cesare Giulini della Porta il nuovo conte Giulini, e cioè Benigno Giulini (1820-1900)non poté mantenere anche il titolo “della Porta” ?
    Grazie dell’attenzione ed auguri di Buona Pasqua
    Francesco Ronchi

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