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A proposito di papa Francesco, “uno come noi”

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“E’ uno come noi!” dicono con l’aria beata e beota che caratterizza i figli del ‘politically correct’ gli intervistati parlando di papa Francesco.

Ma chi mai, avendo un briciolo di testa a posto, può davvero pensare che sia bene che il papa (e vale, ovviamente, anche riguardo a quant’altri assumano ruoli pubblici di rilievo) sia uno come tanti, un uomo comune e qualunque?

Ecco, allargando il discorso all’etichetta e alla forma, una pregnante riflessione di Piero Chiara datata 1979:

“L’imperatore Francesco Giuseppe, una notte, credendosi vicino alla morte, aveva chiamato il suo medico che accorse in veste da camera.

Con voce fioca, il vecchio monarca guardandolo chiese: ‘Perché non si è messo il frack?’.

In una ripresa televisiva dei giorni precedenti l’ultimo conclave, si vide un cardinale che traversava un cortile reggendo due borse.

Sembrava un rappresentante di commercio o un attore cinematografico che dopo una parte di cardinale andava a cambiarsi.

Quel prelato ignorava qualche cosa che Francesco Giuseppe sapeva invece benissimo.

E cioè che l’etichetta, la forma o comunque l’aspetto esterno non fanno di per sé un grand’uomo, ma che quando si occupa, fosse pure per caso, un posto eminente, bisogna assumerne non solo la responsabilità morale più alta, ma anche l’immagine più nobile.

Il re sedeva sul trono, che era scomodo, e si metteva in testa la corona, che pesava, per fare un piacere ai sudditi, i quali non si sarebbero sentiti giustificati nell’obbedirgli se si fosse presentato come loro, seduto in scranna e con un berretto floscio di traverso”.

Papa Francesco

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