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Del voto di fiducia negli USA

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Usi come siamo in Italia al ‘voto di fiducia’ – sia che venga richiesto dal governo per far approvare senza eccessive difficoltà un proprio progetto di legge, sia, più raramente, venga utilizzato dall’opposizione per cercare di defenestrare, mettendolo in minoranza, l’esecutivo in carica o anche solo un ministro – ci meravigliamo nell’apprendere che un cotale istituto non sia neppure ipotizzabile negli Stati Uniti.

Fatto è che negli colà, il presidente viene scelto, sia pure attraverso il filtro dei ‘grandi elettori’, dal popolo e non necessita, per entrare in carica come per rimanere al potere, di alcuna ‘fiducia’ parlamentare.

Bill Clinton

Bill Clinton

In America vige la cosiddetta ‘legge dell’orologio’, in ragione della quale il capo dello Stato (ma, vale per tutte le cariche elettive), vinte le elezioni, giura ed assume ufficialmente il potere esecutivo in un determinato giorno – dal 1937, alle ore dodici del 20 gennaio dell’anno successivo alla campagna politica – e, salvo muoia o si dimetta, nel qual caso gli subentra il vice che mantiene le sue stesse scadenze, detiene l’incarico fino esattamente alle ore dodici di quattro anni dopo.

Se confermato – e dal 1951, attraverso un emendamento costituzionale, si è stabilito che possa esserlo solo una seconda volta – giura e resta a Washington fino al mezzogiorno di ulteriori quattro anni dopo.

Nel corso del tempo, come anche, perfino, immediatamente dopo la sua elezione, il presidente può doversi confrontare (e, in effetti, è capitato un’infinità di volte) con una o addirittura entrambe le camere in mano al partito a lui avverso.

Ciò non gli impedirà di governare, sia pure con maggiore difficoltà, e, soprattutto, riandando ai concetti sopra esposti, non consentirà in alcun modo ai rivali di defenestrarlo.

 

(Si prega, in un ambito in qualche modo collegato, di non fare riferimento all’impeachment che è un procedimento al quale i funzionari – e quindi anche il capo dello Stato che tale è considerato – possono essere sottoposti nel caso abbiano compiuto reati o atti gravi e al termine del cui iter potrebbero essere dichiarati decaduti.

In tutta la storia degli Stati Uniti, l’impeachment presidenziale è stato messo in atto due volte – per Andrew Johnson e per Bill Clinton – senza che si sia arrivati alla condanna.)

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