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Nel decimo anniversario della morte di nonna Anna

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di Federica della Porta Raffo

Ciao nonna,

da quando non sei più tra noi,  ti ho sentita, qualche volta, al telefono: mi hai chiamata fra il sonno e la veglia, mi hai detto che stai bene, che un po’ ti manca la vita di prima, che ti sei divertita tanto sulla Terra e che a volte vorresti tornassero quei giorni.

Sentivo dei canti in sottofondo, note altissime che mal s’intonavano con la tua voce bassa e roca e che mi facevano pensare al Paradiso che tanto desideravi,  fatto di samba e musiche sfrenate,  dove avresti danzato per sempre insieme a qualche elegante ballerino del passato.

Ti ho poi sognata ancora: sulla poltrona di velluto del salotto di via Filzi con le belle gambe accavallate e la sigaretta fra le dita a parlarmi di Ale con le lacrime agli occhi (come quando ricordavi le estati a Terracina passate con lei, prima che arrivassimo tutti noi a turbare il vostro connubio, e ogni volta ti si incrinava la voce per la commozione al dolce ricordo di quella bimba bionda  invaghita della sua matta nonna) .

Qualche mese fa nella notte ho invece incontrato tuo padre vestito da uomo di mare con uno spesso maglione blu, il viso rugoso segnato dal sole e dal sale.

Perentorio e senza darmi possibilità di replica mi ha ordinato di andarti a trovare spesso e di pregare per te.

Ho obbedito, il suo tono non dava alternative, e adesso ogni volta che entro dal cancello del cimitero mi piace pensare che tu sia lì ad aspettarmi e ad apprezzare i fiori che porto, soprattutto quando si intonano con il colore dei tuoi occhi.

Sai che ti somiglio sempre di più?

Sono distratta, cocciuta e opportunista, faccio fatica a dire che ho sbagliato, odio fare e disfare le valigie, sono abitudinaria, allegra, mi piace contornarmi di cose e persone belle, ho la pressione bassa e inarrestabili attacchi di fame, mi metto in corrente d’aria, ascolto poco, ci sento a volte anche poco e soprattutto le mie mani sono sempre più simili alle tue.

Non sei d’accordo?

Spero tu riesca a vedere i tuoi nipotini: ti piacerebbero molto lo sai?

E saresti anche fiera di papà, un  nonno eccellente premuroso e affettuoso, proprio come tu eri con noi; scommetto che ti metteresti a spiarlo dall’uscio della camera dove gioca con loro e sorrideresti compiaciuta non resistendo poi all’impulso di intrometterti per fare vedere, a quelle due “bellezze rare”, che la loro nonna bis è capace di farli divertire come nessuno mai.

Nonna cara quanto ci manchi…

Le tue lunghe poesie, le canzoni napoletane, le lacrime nelle corsie del supermercato quando nei periodi della buia malattia non trovavi l’immancabile dietor, le abbuffate di cioccolata, i racconti di quando eri giovane e corteggiata, le cene in terrazzo per S.Anna, il tuo spezzatino con i peperoni, le liti con il nonno, le urla con zio Giovanni, radio Maria a tutto volume, i nove verecolene al giorno, i panettoni nascosti, le alzate di spalle e i grandi sorrisi e confidenze che riservavi a me, la tua nipote che vedevi così bella (e lo dicevi con tre b per dare enfasi alla parola) .

Ciao nonna, grazie per essere stata esattamente così com’eri, grazie di avermi lasciato tante immagini uniche e speciali.

Mi avevi dato delle responsabilità prima di andartene, prima che registrassimo le famose poesie, volevi che dicessi sempre alla mamma che tu le volevi bene come e quanto a una figlia, che la comprendevi, che conoscevi i suoi turbamenti e le sue tristezze, volevi che stessi sempre accanto a Silvio (quanto piangevi nel raccomandarmelo) terrorizzata che potesse essere solo, volevi, ancora, che sentissi spesso Anna, sensibile e lontana, così bisognosa di affetto e parole care.

E tutto questo dicevi commuovendoti e anche io, oggi, ricordando, non posso fare a meno di sentire un gran vuoto in fondo al cuore sperando di non averti delusa mai.

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