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Luciana Peverelli

Nessun commento I dimenticati

Regina del feuilleton italiano tra gli anni Trenta e i Settanta, sceneggiatrice cinematografica, direttore di settimanali all’epoca in voga, di bella cultura, improvvisamente, Luciana Peverelli mi riappare così come l’ho conosciuta, io settenne, nel 1951.

Luciana Peverelli

Luciana Peverelli

A Roma, via Bruno Buozzi n.5, una stanza da letto invasa, come il resto dell’appartamento, dai libri e dai gatti, dei quali la presenza si indovinava all’olfatto già per le scale.

Lei, incantevole, di una bellezza sottile e vera, le coperte a coprirle vita e gambe, seduta.

Due o tre cuscini a sostenerla.

Sulle ginocchia, una macchina da scrivere.

Ai lati, tre o quattro fascicoli racchiusi da una copertina celeste percorsa da una scritta: i romanzi ai quali, contemporaneamente, va lavorando.

Con un gesto della mano, muovendo leggermente le dita, mi chiama a sé.

Una rapida carezza, due o tre complimenti.

Poi, seguendo il mio sguardo: “Impara: vuoi sopravvivere in questo mestiere con quelle quattro lire che ti danno?

Non devi mollare un momento.

Al giogo ventiquattr’ore su ventiquattro!”

Magari – penso se di cattivo umore o se un mio articolo non ha incontrato il favore del direttore di un qualche giornale – è a questo lontano e per lunghissimi anni sepolto ricordo che devo il fatto di avere cominciato a scrivere pressoché cinquantenne, quando, avendo già provato di tutto o quasi, null’altro mi restava da fare.

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