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Lindberg(h)

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Verso la fine degli anni Settanta, abbandonata la professione legale e in cerca di soluzioni alternative, arruolato da una società che si occupava di telemarketing (all’epoca, una assoluta novità), partecipai ad un meeting, che si teneva a Lugano, nell’ambito del quale veniva presentata ai possibili futuri venditori un’opera a carattere enciclopedico, di notevole interesse, realizzata da una famosa casa editrice italiana.
Al termine dei lavori, il docente, chiamandomi alla lavagna come fossimo a scuola, disse:
“Ci parli di Charles Lindberg e per prima cosa ne scriva il nome”.
Eseguii, devo dire, con una certa sufficienza.
Conoscevo ogni minimo particolare della vita di Lindberg.
Vergato che ne ebbi i dati, descrissi i suoi raid aviatori e la trasvolata dell’Atlantico a bordo dello ‘Spirit of Saint Louis’.
Parlai del rapimento, anni dopo, del suo figlioletto e della conseguente ‘Legge Lindberg’ che condanna al massimo della pena (e trasferisce la competenza alla polizia federale e cioè al FBI) chi negli USA, durante un’azione di tal fatta, trasporti il rapito da uno Stato all’altro.
Riferii delle sue idee politiche di destra che fecero sì che non pochi lo ritenessero filo nazista.
Accennai al fatto che, anche solo per un attimo, si era pensato ad una sua candidatura a White House nel 1940, nel mentre in Europa la guerra divampava, in opposizione a Franklin Delano Roosevelt.

Charles Lindberg

Charles Lindberg

Ero molto soddisfatto di me.
Il docente – che aveva seguito con interesse l’esposizione – si complimentò, ma, nel congedarmi, sottolineando la frase con un mellifluo e per me sgradevole sorriso, ebbe a rilevare:
“Guardi, però, che, come potrà constatare leggendo la nostra enciclopedia, Lindberg si scrive con la h dopo la g: ‘Lindbergh’ e non come ha fatto lei!”.
Mi aveva usato, proprio perché agli occhi di tutti i discenti pareva ‘sapessi tutto’, per dimostrare che, in realtà, ciò non era vero né possibile.
Rimasi disgustato: non avevo mai pensato alla utilizzazione di quella o di una qualsiasi altra opera enciclopedica quale strumento per risolvere senza errori i cruciverba.

D’altra parte – benché li possegga tutti e li usi – ho da sempre un profondo e insistente senso di insoddisfazione nel confronti di questi cataloghi perché non sono affatto immuni da errori, anche gravissimi, e, per quanti sforzi facciano i compilatori, restano assolutamente incompleti.

A volte se non spesso, consulto le enciclopedie (e, oramai da qualche tempo, Internet) per sfida, già conoscendo la risposta e solo per controllare se e come la voce che al momento mi solletica sia trattata.
Così, per esempio, con ‘Ret Marut’.
Nessuna traccia – nemmeno nella Piccola Treccani – né alla lettera m, né alla r (non si sa mai).
Ho preso in mano, allora, il volume della De Agostini Larousse che contiene la t e, ovviamente sapendo che fare, ho cercato ‘Traven B,’ ed ho finalmente trovato che appunto Ret Marut era lo pseudonimo sotto il quale il misterioso autore (ancora si discute della reale identità) de ‘La nave morta’ e ‘Il tesoro della Sierra Madre’ aveva inizialmente pubblicato i suoi romanzi in tedesco prima di trasporli in inglese usando il nuovo ‘nome de plume’.
Ora, chi mai, privo, non essendone a conoscenza per altre vie, del riferimento a Traven, scoprirà, in questi ponderosi tomi, chi era Ret Marut?

E pertanto, come Alberto Savinio e seguendo altresì gli insegnamenti in materia di manuali di storia della filosofia di Schopenhauer – che, insoddisfatto di quelli esistenti, ne scrisse uno per proprio uso personale – da anni ed anni vado compilando (e cos’altro formerebbero le note che vergo?) una mia enciclopedia.

Occorreranno tre o quattro secoli per arrivare alla meta, ma non poniamo limite alcuno alla grazia del Signore.

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