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Il Papa nero, ovvero il cretinismo dilaga

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Nulla di nuovo, invero.

Già negli anni Cinquanta/Sessanta del Novecento, il mitico professor Mainardi, guardando agli accadimenti di quell’oggi, scuoteva la testa e bofonchiava: “Il cretinismo dilaga!”

Ecco, quell’antico insegnante di scienze e chimica, quella sua frase tanto vera, mi tornano alla mente spessissimo e in questi giorni maggiormente in ragione della domanda che invariabilmente i giornalisti rivolgono ai cosiddetti ‘esperti’ che vanno intervistando a proposito del prossimo romano pontefice: “Un papa nero?”

Già nella voce, nell’espressione del richiedente, nella trepidazione si coglie il cretinismo.

Il poveretto – molto spesso, ahimé, la poveretta – è ignorante come una capra ma è assai ‘politicamente corretto’.

Ora, cosa diavolo conta il colore della pelle del futoro vescovo di Roma?

L’importante, come non poche volte rispondono i predetti ‘esperti’ in specie se sul serio tali, è che sia in grado di sostenere il peso che l’incarico comporta e di operare per il bene della Chiesa, dei cattolici, infine del mondo.

Dovesse essere eletto un nero incapace alla bisogna, andrebbe lo stesso bene?

No, evidentemente, ma tutti nei media sarebbero tanto contenti, poverini.

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