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Psicologi, psicanalisti, psicoterapeuti? Peggio solo i giornalisti!

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Il migliore che abbia mai conosciuto?

Non che l’abbia consultato professionalmente, per carità.

Conoscendone, comunque, cultura, intelligenza e capacità per antica frequentazione, senza dubbio un mio vecchio compagno di scuola.

Ebbene, il desso ha cominciato a studiare psicologia dopo essere sopravvissuto a un tentativo di suicidio messo in opera allorquando, debitamente fidanzato, scoprì di essere omosessuale, cosa per quegli oramai lontani tempi difficilissimamente digeribile.

Gli è che tutti (tutti) gli psicologi, gli psicanalisti, gli psicoterapeuti, freudiani, junghiani, lacaniani o francescani (?) che siano o si professino si sono dedicati allo studio di queste tristi materie con l’intento di curare e guarire (quando mai qualcuno v’è riuscito?) se stessi.

Sigmund Freud

Sigmund Freud

Bambini problematici, famiglie problematiche, maltrattamenti, violenze, sofferenze, paure?

Et voila, lì nasce, spunta il terapeuta!

E la gente, incredibilmente – faccio per dire: guardando alla reale consistenza della gente, invece, credibilissimamente – corre nei loro studi, si sdraia secondo quanto ha visto fare al cinema sui loro lettini e parla, parla, straparla, in cerca di aiuto.

L’intento è, quindi, quello di farsi curare e sanare da un ammalato grave che tale ancora é!

Mi accorgo di avere finora scritto – tanto sono a mia volta condizionato – comunque di cure per ‘malattie’ psichiche, psicologiche et similia quando personalmente non credo affatto nemmeno all’esistenza di tali malattie.

Gli ‘ammalati’ di questo genere sono semplicemente persone poco intelligenti, etimologicamente parlando.

In latino, ‘intelligere’ vuol dire ‘comprendere’ e conseguentemente ‘intelligens’ è ‘colui che capisce’.

Si sdraia sui ricordati, benedetti lettini chi non è in grado di capire come va il mondo e non si rende conto – è naturale, altrimenti non si porrebbe il problema – che nulla e nessuno potrà farlo diventare appunto intelligente.

Milioni, miliardi di persone, pertanto, e questo spiega tra l’altro anche la ricchezza dei professionisti alla mal’opera dediti.

Sigmund Freud ben conosceva la sua pochezza ed evitò sempre con particolare attenzione ogni possibile confronto con lo scrittore Arthur Schnitzler che nei suoi racconti efficacemente e intelligentemente rappresentava le miserie umane derivanti dalla predefinita ignoranza spacciata per chissà quale ‘pecca’ dell’anima.

Cito Freud e mi torna alla mente un episodio risalente agli anni Trenta del Novecento.

E’ Billy Wilder a raccontarlo in una sua lunga confessione.

Giovane cronista a Vienna – il futuro regista e sceneggiatore ‘americano’ era austriaco – in vista di un Natale, fu incaricato di andare ad intervistare a proposito del più e del meno proprio Freud.

Entrato che fu nell’anticamera dello studio del grand’uomo, consegnato che ebbe il biglietto da visita all’infermiera, ristette in attesa.

Ad un tratto, ecco una porta che si apre ed ecco l’inconfondibile figura del Nostro apparire.

Ha il biglietto da visita in mano.

Lo scruta, scruta Wilder e gli chiede una conferma: “Lei è giornalista?”

Ottenuto un timido sì, il Padre della psicanalisi indica con la mano la porta d’uscita pronunciando un perentorio e indiscutibile “Fuori!”

Ho sempre visto in questo episodio la dimostrazione del fatto che i giornalisti, la cui ignoranza è mostruosa, sono perfino peggio di psicologi, psicanalisti, psicoterapeuti e compagnia cantante!

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