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Pier Miranda Ferraro

Nessun commento I dimenticati

Verso la fine degli anni Sessanta, giovane invero, dirigevo l’Azienda Autonoma di Soggiorno di Varese.

Fra l’altre incombenze, l’organizzazione delle stagioni turistico/culturali della città.

Avevo, pertanto e in conseguenza, a che fare con gente e proposte di ogni genere e, in particolare, con mestieranti che, in accordo con questo o quell’ufficio ministeriale che distribuiva contributi, si presentavano con i più diversi progetti, già finanziati quasi totalmente e sui quali avrebbero ben guadagnato, concedendo dipoi ai funzionari amici una stecca.

Pier Miranda Ferraro

Pier Miranda Ferraro

Fra le mille profferte, di primavera, scelsi di organizzare al pressoché novello Palazzetto dello Sport un paio di rappresentazioni dell’Otello verdiano.

Vantavo, all’epoca, una non incerta conoscenza del jazz e della musica leggera in genere.

Non potevo contare, di contro, se non su una poco approfondita dimestichezza con la lirica.

Ma, che volete?, l’Otello è l’Otello!

“Avremo il migliore interprete in circolazione”, mi aveva garantito senza che gli credessi il promotore dell’iniziativa.

Ed ecco che tre giorni avanti della prima, arriva a Varese Pier Miranda Ferraro.

Un omaccione barbuto che, all’aspetto almeno e a parte il colorito, pare un Otello sputato.

E’ gentile e simpatico ma, assai dubitando della correttezza e professionalità del proponente, non lo prendo molto sul serio.

Prove alle quali assisto ascoltando al massimo con un orecchio nel mentre mi vado occupando dei mille problemi necessariamente insorgenti.

Così anche, preoccupato che tutto funzioni, la sera della prima.

E’, quindi, solo all’atto della seconda ed ultima rappresentazione che seguo con tranquillità il tutto.

Bene, un successo e Ferraro occupa alla grande la scena.

Già allora, in parte, almeno a suo riguardo, mi ricredetti: era bravo.

Oggi, miracolosamente così come consente You Tube, di quando in quando lo vado ascoltando nelle non poche registrazioni e mi rendo conto di avere malamente dubitato di lui.

Era forte davvero, un tenore ‘nero’ di razza.

Ho incluso tra i miei ‘preferiti’ e spesso riascolto il suo ‘Amor ti vieta’, dalla Fedora di Giordano.

Pier Miranda – ho scoperto – è morto nel 2008.

Non gli ho potuto chiedere scusa per avere, da incolto, dubitato di lui.

Lo faccio pubblicamente ora!

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