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Di balle ne ho raccontate

Nessun commento Varie ed eventuali

Chiedo agli amici di scrivere qualcosa a proposito delle bugie, che siano state usate a fin di bene, ovviamente. Ecco la risposta di Emilio Magni, cronista per lunghi decenni della stampa nazionale e vero cultore del dialetto lombardo.

“Caro Mauro,

di balle ne ho raccontate, magari anche per spianarmi la strada in qualche lavoro.

Mi ricordo di quando giovane cronista mandato nella Bergamasca per una tragedia (alcuni morti) in una casa ed essendo giunto sul posto molto in ritardo e prossima l’ora di chiusura del giornale, pensai di andare dal parroco che, mi avevano detto al bar, era stato in casa a benedire le salme.

Per farmelo il più disponibile possibile gli dissi che ero inviato dell’Avvenire, giornale come sai cattolico.

Lui uscito dalla sagrestia ancora con la stola bianca, guardò me e il fotografo e a questi disse: “Faccia una bella foto a questo signore perché un bugiardo come lui è raro”.

Davanti al nostro stupore aggiunse: “Sono due ore e più che all’Avvenire su questo triste fatto ho telefonato io un articolo di un paio di cartelle”.

Stavo chiedendogli quasi fossimo nel confessionale che era lì vicino: “Mi perdoni. Sono pentito”, ma lui mi ha preceduto: “La perdono, conosco le difficoltà del mestiere. Venga in canonica che le passo le due cartelle. Lì può prendere tutte le notizie che vuole. Sono più che sicure, più che vere”.

Chissà com’è, ma quando mi mandavano a fare l’inviato, ogni volta mi veniva in mente questa storia.

Andai spesso dai parroci a prendere informazioni, ma senza contare balle.

A presto, Emilio

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