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Giovanni Malagodi vinattiere

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Ogni qual volta, in corso una campagna elettorale o in vista di un congresso nazionale del PLI (Partito Liberale Italiano, per giovani che non ne avessero contezza), in tutti gli anni Sessanta e nei primi Settanta Giovanni Malagodi veniva a Varese, portati a buon fine gli impegni giornalieri, con il segretario provinciale Piero Chiara e con il sottoscritto, all’epoca segretario cittadino del capoluogo, cenava al mitico ‘Lago Maggiore’.

Era, l’or ora citato ‘Lago Maggiore’, un ristorante del pieno centro varesino di vasta e meritata notorietà di proprietà di Luigi Lotto che lo gestiva con garbo e stile impeccabili.

Giovanni Malagodi e Mauro della Porta Raffo nella campagna elettorale del 1972

Ogni volta, verso la fine del desinare, Malagodi, approfittando del fatto che il buon Lotto, per sapere come erano andate le cose e per ricevere i dovuti complimenti, si avvicinava al nostro tavolo, cominciava ad illustrare e a lodare la bontà del vino di sua produzione, la squisitezza del suo vinsanto, la purezza del suo olio.

Aveva, difatti, Malagodi, una notevole tenuta in Toscana e in quella terra amata produceva per l’appunto vino, vinsanto e olio.

Confesso che quel suo manovrare di allora mi procurava un qualche disagio, ragione per la quale, dal momento in cui il Nostro e il ristoratore davano inizio alle successive contrattazioni, con una scusa qualsiasi, lasciavo il tavolo.

Ero un paio di giorni orsono a cena con Luigi e le visite di Malagodi all’oramai sparito locale ci sono tornate alla mente.

“Ottimi davvero e il vino e il vinsanto dell’onorevole”, mi ha detto, in qualche modo sollevandomi da quelle antiche ambasce, il Lotto “e buono anche l’olio”.

Meno male, ho pensato.

Dopo tutto, se i prodotti toscani del segretario del PLI erano comme il faut potevo finalmente togliermi dallo stomaco un peso: quello di essere stato partecipe di una imposizione.

Difficile all’epoca, infatti, sfuggire al fascino di Malagodi e impossibile dirgli di no, della qual cosa, anche contando sull’amicizia che legava Chiara e il sottoscritto al Lotto mi sembrava approfittasse.

E quindi, al vinattiere di quegli anni lontani, anche da questo punto di vista particolare, chapeau!

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