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Per saperlo quando morirò

Nessun commento Varie ed eventuali

Capita, di quando in quando, che qualche docente – ignaro di quanto poi, in effetti, mi sentirà dire ai suoi studenti (nel caso opposto, se ne guarderebbe bene!) – mi inviti a tenere una o più lezioni su questo o quel differente argomento.

Approfittando del fascino che il nuovo sempre emana (è la prima volta che mi vedono e in ragione di ciò in loro regna comunque un certo, sotteso timore), mi è ogni volta facile catturare l’attenzione dei discenti.

Se poi, rara magia, li ‘sento’ assolutamente vicini, invariabilmente termino il mio parlare spronandoli allo studio, ma non al fine di essere promossi (che non conta un bel nulla) né perché con un pezzo di carta in mano sarà loro più facile trovare lavoro.

Ritratto di Seneca

No, devono (dobbiamo) imparare per egoismo: per migliorare se (noi) stessi!

E c’è forse qualche aneddoto che a tal fine illumini più di quello a suo tempo narrato da Indro Montanelli a proposito di Seneca?

Ricevuto da Nerone l’ordine di uccidersi, il filosofo invitò per un ultimo convivio gli amici.

Alla fine, chiamato a sé il musico, gli chiese di insegnargli una delle arie che aveva eseguito.

Stupito, il vicino, fattosi coraggio, gli disse: “Seneca, perché vuoi imparare a suonare questa canzone se tra poco sarai morto?”

La risposta, che dice assolutamente tutto in quattro parole, fu: “Per saperla quando morirò!”

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