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Smettere

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Gran fumatore, Federico G**, e da decenni.

Solo Marlboro, nient’altro che Marlboro nel contenitore rigido, quelle da duro.

Aveva, fra l’altro, la bella abitudine appena sveglio la mattina, di farsi due o tre sigarette di fila.

“Per recuperare”, diceva ad amici e conoscenti quando ne parlava.

Eh si, troppe le ore trascorse a letto senza nicotina.

Invidiava a questo riguardo il commendator F**, in grado, per fumare, di stare sveglio tutta la notte, beato e maledetto lui!

 

Ed ecco che un giorno, compiuti i riti quotidiani legati al risveglio, fumatina compresa, sale in macchina per andare al lavoro.

Viale Aguggiari.

Semaforo.

A destra per via Grandi.

Coda.

Come quasi sempre, coda.

Un gesto istintivo e si ritrova la sigaretta accesa in bocca.

Ma capita qualcosa d’imprevisto.

Un colpo di tosse, due…

Conati di vomito.

La cicca vola fuori dal finestrino.

Guarda con disgusto il pacchetto posato sul vicino sedile.

“Coraggio”, si dice, “Buttiamolo via e facciamola finita”.

Gli riesce, incredibilmente, gli riesce.

Un bel lancio teso e via.

 

Ventiquattr’ore dopo – e non ha più fumato, neanche un tiro che sia uno – è lì, stessa strada, medesimo posto, in coda.

Dà uno sguardo in giro.

E lo vede.

Il maledetto pacchetto – quasi pieno, gli sovviene – è posizionato sul ramo di un albero nel giardino della villa di T**.

Sente come un brivido, ma resiste.

 

Sei giorni trascorrono senza che piova, neppure una goccia.

Ci spera, Federico, spera in un diluvio che trascini via quel quotidiano tormento, quella tentazione.

 

Al settimo giorno, si decide.

Ferma l’auto davanti al cancello della villa.

Suona.

Spiega e chiede per favore una scala.

Sale.

Acchiappa il pacchetto.

Ringrazia ed esce.

 

Con l’accendino di dotazione della macchina, accende subito una sigaretta.

Aspira lunghissimamente con piacere.

 

Dopo, in ufficio.

L’una dietro l’altra, alle due del pomeriggio ha finito.

Accartoccia il contenitore di cartoncino.

Prende la mira e indirizza la palletta in tal modo formata verso il cestino della carta.

“Se faccio canestro”, si ripromette, “non fumo davvero più”.

‘Cesto, come direbbero i tifosi di basket.

 

E’ semi deluso.

In cuor suo, aveva sperato di sbagliare.

Aveva perfino dato un piccolo, trattenuto colpo di braccio per dirottare il proiettile.

Niente.

Tocca tener fede alla parola data a se stesso?

Si dice di si.

 

Non fumerà più.

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