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1961, Frantz Fanon pubblica ‘I dannati della Terra’ e il mondo cambia

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Diciassette anni.

Dovresti avere precisa memoria di un fatto tanto importante occorso quando avevi diciassette anni.

Non eri un bambino.

E invece di quel benedetto 1961 e dei festeggiamenti per il centenario dell’unità d’Italia, hai solo vaghi e indistinti ricordi.

Una gita scolastica in pullman a Torino per una oggi assolutamente cancellata mostra (o quel che era) che si intitolava ‘Italia 61’.

Prima e dopo, noiose lezioni scolastiche seguite a fari spenti.

Ecco perché adesso hai cercato su youtube cliccando una precisa data: ‘17 marzo 1961’, per l’appunto.

Ecco perché ti sei trovato a guardare e ascoltare nientemeno che la mitica ‘Settimana Incom’ dell’epoca.

Ora hai qualche idea in più e ti è tornata alla mente quella particolare, festosa atmosfera che tutto e tutti allora contagiava.

E’ vero, rifletti, si era nel pieno del boom economico conseguente la ricostruzione del dopoguerra, la gente, allegra, sperava, concretamente sperava.

Il futuro era roseo, nessuna nuvola all’orizzonte.

I problemi?

Sapevamo che c’erano ma anche che sarebbero stati risolti, che diamine!

I partiti, le ideologie contrapposte?

Certo, ma ognuno conosceva bene il proprio ruolo.

Al governo i cattolici.

All’opposizione i comunisti.

Sapevamo anche, tutti, che in futuro guerre fratricide nel Vecchio Continente non ce ne sarebbero state.

Non solo, che presto la sognata Europa Unita sarebbe diventata realtà.

L’URSS (il muro di Berlino spunterà in estate) sembrava più amica.

Un presidente cattolico aveva preso possesso della Casa Bianca il 20 gennaio.

L’anno prima, Roma aveva ospitato una davvero grande Olimpiade estiva che celebrava il rientro del Paese tra la Nazioni più degne.

Un papa grassoccio e per definizione buono ci invitava non al rigore ma ad una paciosa fratellanza purchessia.

Frantz Fanon

E chi poteva mai immaginare che, proprio in quel 1961, un libro, un piccolo libro (è vero, con la prefazione nientemeno che di Jean Paul Sartre) scritto da uno studioso nero martinicano di lingua francese, un certo Frantz Fanon, uscendo, avrebbe cambiato il mondo?

Visionario di grande impatto, l’antillano, dando voce ai non bianchi reietti, con ‘I dannati della Terra’, denunciava tutti i mali, reali e presunti, del colonialismo (peraltro, già da tempo sotto accusa).

Da quel momento, scuse del tutto decontestualizzate per ogni e qualsiasi atto magari compiuto da nostri antenati oltre mille anni orsono.

Papi che invocavano il perdono per le crociate cospargendosi il capo di cenere e infinite altre consimili balordaggini.

Dovevamo (dobbiamo ancora) espiare.

Lo imponeva il nuovo Credo, rappresentato in una formula penitenziale subito universalmente accettata: ‘la colpa dell‘uomo bianco’!

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