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Svolte

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E dopo Don Backy, il bel racconto breve di Italo Cucci. La sua ‘svolta’ ancora prima dell’esame di maturità, per evitarlo!

LA VOCE

di Italo Cucci

Era arrivata l’ora.

La Voce della famiglia – o della coscienza, non ricordo – mi chiedeva: “Cosa fai domani?”.

“Gli orali”, dicevo, per non aprire con lei un discorso complicato.

Maturità classica.

Italo Cucci

Mi aspettava – fra gli altri – il prof Fiorillo, Storia & Filosofia, quello che mi aveva già tormentato in passato.

Era un brillante mattocchio che un giorno m’aveva rimandato a ottobre avvertendomi che m’avrebbe rivolto solo una domanda…riparatrice: “Cosa c’è scritto davanti al manicomio di Magonza?”.

Durante le vacanze trovai un suo vecchio allievo e la risposta: “Non tutti sono qua dentro”.

Lui era fuori.

Ma c’era di peggio.

L’Angela Sterminatrice della Matematica.

Non l’avrei mai domata.

Pensai – vile – a una fuga.

All’ora di pranzo trovai una lettera accanto al tovagliolo.

La lessi nel silenzio che ormai era diventata la regola.

Non parlavo più, nessuno mi parlava: c’era intorno quella ben rivelata quiete che precede la tempesta.

La lettera: mi si chiedeva di andare a Bologna per un bel servizio giornalistico.

Lo dico, così capite anche le date: “Che fine hanno fatto i casini un anno dopo la Merlin”.

Poi fu la Voce: “Cosa fai domani?”.

“Non so. Forse vado a Bologna…”.

“Ma non torni più qui…”.

“Non torno più qui…”.

Il mangiare era pronto ma mi alzai da tavola.

Me ne andai a pancia vuota da Rimini all’Avventura, quasi presago di futuri digiuni che immaginavo collegati al mestiere di giornalista, almeno per certi racconti volutamente scoraggianti.

Me ne andai e decisi la mia vita.

Felice.

Restai lontano da casa – e non solo dalla Voce – per oltre un anno.

Infelice.

Poi tutti accettarono – “poverino!” – la mia disgrazia.

Ero diventato giornalista.

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