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Prezzolini leghista

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“Ho per Roma un’avversione da cartaginese, sincerissima… io dicevo che bisogna togliere a Roma il potere e rendere l’autonomia alle province: in altre parole annunciavo il Programma del decentramento italiano… ed ecco la necessità di una guerra contro Roma, non retorica, ma precisa: guerra ai poteri ministeriali… io credo che le autonomie regionali sarebbero bene accolte in Italia dove un fondo di regionalismo c’è ancora, soffocato da onde poco sincere di retorica unitaria; e che gioverebbero assai al progresso di tutte le regioni, indistintamente…

Si sarà speso per il Settentrione: ma non ha dato un buon interesse? I servizi pubblici che van bene, la precisione nel lavoro, l’onestà nella parola… non li credo pagati mai abbastanza. Invece quel che si è speso per Roma, fosse anche poco, s’è speso male dal lato artistico non meno che dal lato economico… La colpa non è dei romani, lo so; è degli italiani di cattive tendenze che sono attirati da l’ozio e dallo sbafo di Roma, come gli italiani attivi e laboriosi sono attirati dal ben remunerato lavoro milanese. Si sa che Roma e Milano hanno due terzi di popolazione che non sono né romani né milanesi, ma io ho sempre insistito sul concetto dei due poli morali, attivo e passivo d’Italia, e non sul concetto geografico. Avrò esagerato… Ma l’esagerazione non è la retorica… I pesci cominciano a puzzare dalla testa e l’Italia comincia a puzzare da Roma…”.

Parole forse estratte da una relazione congressuale dell’onorevole Umberto Bossi? Da una pubblicazione del professor Gianfranco Miglio?

Giuseppe Prezzolini

No, espressioni usate da quel grande intellettuale perugino di origine senese che fu Giuseppe Prezzolini (morto, non molti anni fa, ultracentenario) pubblicate il 25 agosto 1910 sulla sua famosissima rivista ‘La voce’. E, inoltre, parole che ne seguono altre di uguale tenore già ‘sulla pagina’ il precedente 11 agosto 1910: “Roma è la sanguisuga centrale dell’Italia, il Paese meno produttivo, il ritrovo di tutti i fannulloni e gli sbafatori, il centro della corruzione e della meschineria di spirito… Roma rappresenta la causa fondamentale di ogni nostra deficienza… e, nella sua stessa origine, il tributo di imbecillità che noi paghiamo alla nostra tradizione retorica… Roma è la città che sfrutta tutta l’Italia… e rimarrà, chissà per quanti anni ancora, la città più rappresentativa della vecchia Italia… che rifugge dagli ardimenti, dai rischi e dalla libera concorrenza e che vede nella raccomandazione e nel favore il mezzo più rapido e più sicuro per conseguire il successo”.

Nulla di nuovo, quindi, sotto il sole ai giorni nostri o forse ben poco. Vecchie polemiche, ogni tanto sopite, ma sempre presenti.

Chissà, però, come avrebbe reagito il buon Prezzolini (ripeto, perugino di origini senesi) se avesse potuto assistere, qualche anno fa, ad un mio colloquio con un amico varesino.

Arrivato in ritardo ad un appuntamento, infatti, mi giustificai dicendogli: “Sai, mi è piombato in ufficio un tale di Siena che aveva bisogno di un documento e così…”.

“Questi terroni: sempre pronti a rompere le scatole!” fu l’immediata risposta.