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Laurent Fignon, ‘Il Professore’

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Qui di seguito, in occasione della dipartita, riproposto perché di lui resti dovuta memoria, quanto ebbi a scrivere mesi orsono.

 

(31 agosto 2010)

Laurent Fignon, a volte detto ‘il professore’, ve lo ricordate? Quel ciclista francese con gli occhiali cerchiati in oro e che per questo veniva ritenuto un intellettuale?

Ebbene, nei trascorsi giorni il Nostro ha presentato a Parigi la sua autobiografia, un libro dal titolo decisamente accattivante: “Eravamo giovani e spensierati’. Nell’occasione, Fignon ha svelato di essere gravemente malato: un cancro all’apparato digerente, purtroppo già in fase avanzata.

Considerato che, come dovrebbero fare tutti i ciclisti se sinceri, nel volume, Laurent ha ammesso l’uso del doping ai suoi tempi per migliorare le prestazioni sportive, nel corso della conferenza stampa gli è stato chiesto se i medici ritengano che la sua infermità possa in qualche modo dipendere dalla sostanze ingurgitate per vincere. “Se così fosse”, ha risposto, “noi ex ciclisti saremmo tutti ammalati”.

Laurent Fignon

Facendo al vecchio campione ogni possibile augurio, nella mente ripercorro la sua carriera: di rilievo, indubbiamente, ma non in assoluto. Ecco, Laurent è uno di quelli che sono arrivati a un solo passo dalla vera gloria e sono stati respinti. Vincitore di due Tour de France, di un Giro d’Italia e di due Milano Sanremo, Fignon va, soprattutto e malauguratamente per lui, ricordato per le imprese eccelse che gli sono sfuggite per un pelo. Per cominciare, in due differenti occasioni (1984 e 1989), ha mancato la ‘doppietta’ Giro/Tour perdendo la maglia di leader all’ultima tappa. Nel 1984 (anno nel quale, subito dopo, vincerà il Tour), Moser lo sconfisse nella corsa rosa nella conclusiva cronometro. Nel 1989 (quando aveva già riportato il Giro), Lemond gli impedirà di indossare la maglia gialla finale sottraendogliela per pochissimi secondi anche qui nella corsa contro il tempo terminale. Di più, arrivando secondo nel 1986 alla Vuelta spagnola, Fignon non è riuscito a completare il trittico dei grandi giri a tappe che solo Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault e Contador hanno vinto tutti almeno una volta in carriera.

Uomo da medaglia di legno (quella che, si dice per sfotterlo, spetterebbe al quarto arrivato alle Olimpiadi) il Nostro, sempre vicino al podio assoluto e alla fine respinto.