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La ‘fresca’

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“Ma ce l’hai la ‘fresca’?”

In altri tempi, questa la domanda da farsi al possibile avversario al gioco, d’obbligo e tirati fuori i quattrini a disposizione, ad evitare fregature alla fine della partita (“Bene, allora ti pago la prossima volta che ci vediamo”, capitava che dicesse il perdente prima di sparire per giorni, settimane o, addirittura, definitivamente), nel mentre ai bordi del biliardo si ingessava il girello in attesa del primo colpo o nella sala interna di un bar si mescolavano le carte per la smazzata iniziale.

Se la ‘fresca’ c’era, ecco che la posta in palio finiva in una buca del tavolo ricoperto di panno verde o sotto un posacenere o una bottiglia a portata di sguardo.

Assai raramente, nelle tasche di un terzo del quale entrambi i contendenti si fidassero pienamente.

“Ma ce l’hai la ‘fresca’, quella che serve per comprare la verdura”, così, ben lo ricordo, per la prima volta, aveva detto, stecca in mano, uno degli habitué dello sconnesso biliardo sito nella vecchia agenzia ippica di via Sacco rivolgendosi all’antagonista, che sapeva pel solito ‘scannato’, con aria insieme feroce e divertita e l’espressione aveva fatto rapidamente strada tanto da essere usata da tutti a ogni pie’ sospinto.

Una sola l’alternativa in mancanza della ‘fresca’: la partita ‘a babbo morto’, quella in cui ciascuno era conscio del fatto che, vincente, i soldi li avrebbe visti in un lontano domani e che, nel frattempo, il denaro per la verdura gli toccava procurarselo magari addirittura lavorando!