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Il giorno in cui Aldous Huxley salvò Piero della Francesca

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1944

Il capitano inglese Anthony Clarke avanza da Città di Castello con il proprio carro armato verso Borgo Sansepolcro. Ha l’ordine di cannoneggiare il paese e costringere in cotal modo le truppe tedesche ad abbandonarlo. Regola al meglio il tiro e ordina due o tre scariche di batteria. Poi, col binocolo, scruta case e vie: da nessuna parte il minimo segno del nemico. E intanto, alla mente ecco tornargli quel nome: Sansepolcro. Dove diavolo lo ha già sentito o letto?

Ecco, nelle sue parole, quanto in quel preciso e decisivo momento gli torna alla mente: “Dovevo avere diciotto anni quando lessi un saggio di Aldous Huxley. Ricordavo con chiarezza il racconto del suo faticoso viaggio da Arezzo a Sansepolcro e, tuttavia, quanto meritasse farlo quel viaggio, dato che a Sansepolcro c’era la ‘Resurrezione’ di Piero della Francesca, ‘la più bella pittura del mondo’. Feci un calcolo dei bossoli sparati e fui sicuro che se non l’avessi già distrutta, avrei potuto, proseguendo il bombardamento, danneggiarla gravemente. E feci cessare il fuoco”.

Piero Della Francesca – Resurrezione (affresco, 1450 – 1463 circa)

Rischiava, Anthony Clarke, la corte marziale in tal modo disattendendo gli ordini, ma il cuore questo gli dettava. Il cuore, la mente, la memoria. Gli andò per il meglio. I tedeschi avevano davvero abbandonato il Borgo e l’indomani eccolo entrare in paese e chiedere dove si trovasse il dipinto. “…il palazzo comunale era intatto. Entrai, ed eccola sana e salva, e magnifica, la ‘Resurrezione’ di Piero”, conclude.

Ecco, quell’anno, quel mese, quel giorno Aldous Huxley, per sempre, con forza iscritto nella memoria del capitano artigliere inglese, aveva salvato – certamente con le vite di molti tra gli abitanti – quella che Vittorio Sgarbi, nell’introdurre il suo nuovo e fenomenale saggio ‘Nel nome del Figlio. Natività, fughe, passioni nell’arte’, proclama l’opera pittorica che meglio annuncia con infinita, superiore forza, “la vita eterna…la certezza sulla quale il cristianesimo fonda la sua grandezza”.

E’ sempre la parola scritta a sollevare, sollecitare, sconvolgere e infine salvare il mondo