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Cretino

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Donna semplice e forte, Elvira Menicucci. Aveva incontrato un quattordicenne Giosuè Carducci, l’aveva di poi sposato, gli aveva dato dei figli, gli era stata accanto sopportandone pazientemente le devastanti furie, gli inganni e i tradimenti, ma non aveva mai preso sul serio l’uomo e la sua opera.

Giosuè Carducci

“Eravamo giovani”, ebbe a dire anni dopo la morte del marito, “Che ne sapevo io del genio? Io badavo al mantenimento della casa e della famiglia”, ed è vero che il coniuge, che da insegnante all’università guadagnava settecentocinquanta lire al mese, le consegnava ogni volta lo stipendio per riaverne subito dopo una piccola parte per le proprie necessità.

Così stando le cose, ben si comprende quanto accadde nell’autunno del 1906 allorché il sommo poeta fu insignito del Nobel per la letteratura.

Questo il quadro: un malandato Carducci giace ammalato ed ecco che un inviato dell’Accademia di Svezia gli porta la notizia del riconoscimento. Letto il messaggio, con un filo di voce, il vate si rivolge alla moglie ferma lì accanto e le dice: “Hai visto che non sono un cretino come tu hai sempre sostenuto?”