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Enrico Maria Salerno

Commenti (1) Varie ed eventuali

Mi giunge oggi ad opera del caro amico Vittorio Salerno una bella immagine che lo rappresenta sul set insieme al fratello Enrico Maria Salerno.  Studiano l’ultima scena del film ‘No, il caso è felicemente risolto’, il primo ne è sceneggiatore e regista, il secondo il principale interprete. Enrico Maria e Vittorio sono stati a lungo varesini.

1973, Vittorio Salerno, sceneggiatore e regista del film, spiega al fratello Enrico Maria Salerno, interprete principale, come deve svolgersi la scena finale di ‘No, il caso è felicemente risolto’

Ecco le parole con le quali ho parlato di loro nel mio ‘Eminenti varesini’.


Enrico Maria Salerno (dal libro “Eminenti Varesini” – 2006 – di Mauro della Porta Raffo)

E visto che di attori vado parlando, come non ricordare il varesino, sia pure di adozione, grandissimo interprete cinematografico, teatrale e televisivo nonché regista (suo il grande successo internazionale ‘Anonimo veneziano’) Enrico Maria Salerno?

Approdato in città con tutta la famiglia durante la guerra per sfuggire ai bombardamenti che, sempre più gravemente, colpivano la natia Milano, Salerno trovò dimora in cima al Campo dei Fiori, in un appartamento collocato sopra la scuderie dell’omonimo Grad Hotel.

Gli anni trascorsi a Varese, le difficoltà del vivere giornalmente affrontate, gli amici, la frequentazione della scuola, la passione per il teatro e in genere per la recitazione che lo avevano portato, fin da bambino, ad improvvisare imitazioni e monologhi e a mettere in piedi una  filodrammatica, la sua improvvisa ed assolutamente imprevedibile adesione alla Repubblica di Salò, le conseguenti sofferenze e la prigionia mi sono state narrate dal fratello Vittorio, a propria volta uomo di cinema, sceneggiatore e regista, autore di una bella e documentata biografia di Enrico. Ecco con quali parole proprio Vittorio descrive i primi contatti per così dire ufficiali, del tutto varesini visto che i Rame, a quei tempi, abitavano nel quartiere cittadino di Biumo dal quale si muovevano per le tournée, del futuro attore con il palcoscenico:

“L’occasione gliela dette la compagnia itinerante di prosa della famiglia Rame la cui prima attrice giovane era la bellissima Franca, futura moglie del premio Nobel Dario Fo. Enrico si innamorò fatalmente della quindicenne Franca e io credo anche lei di lui…Io e l’altro mio fratello Nando andavamo al cinema tutte le domeniche e proprio una domenica, arrivati davanti all’Impero, ci fermammo increduli a fissare un cartello rosso, incollato di fresco al muro, che riportava: ‘Domani, lunedì, alle ore 18, nella piazza del mercato di Saronno, la compagnia di prosa della famiglia Rame reciterà il dramma d’amore Giulietta e Romeo di William Shakespeare. Giulietta Franca Rame, Romeo Enrico Maria Salerno’. Possibile si trattasse del nostro Enrico, ci chiedemmo? E poi, perché quel ‘Maria’ messo tra nome e cognome? Forse in omaggio a nostra madre?

Era proprio così: nostro fratello, in quei giorni di fine estate del 1947, aveva scelto carriera, nome, compagna e compagnia e quella sera stessa l’attore di prosa Enrico Maria Salerno, scritturato dal padre di franca Rame, partì da Varese con quella stimata compagnia di attori per Saronno e altre cittadine della Lombardia…

Quando fu intervistato per il settimanale Gente moltissimi anni dopo e gli fu chiesto perché avesse deciso di fare l’attore, Enrico rispose: ‘Per amore di una donna, solo per amore…’”

One Response to Enrico Maria Salerno

  1. vittorio ha detto:

    La risposta di Enrico è vera, ma anche molto romantica. La verità é che lui era attore, attore nato, e non poteva né sapeva fare altro che recitare. C’é chi nasce storpio, muto, nano, intelligentissimo, scemo. Lui era nato ‘attore’. Lo ricordo a tredici-quindici anni imitare Stalio e Olio, a recitare poesie, a commuovere tutti, parenti e amici, recitando il famoso monologo del Billa “Er fattaccio”, o “L’uomo dal fiore in bocca di Pirandello”, o “Il tabacco fa male” di Cekov. Doveva stare al centro della scena, nel palco o nella vita, non importa. Mai fatta una scuola di recitazione. Neppure da ‘vecchio’ pensò di creare un suo laboratorio di recitazione, perché diceva che “la tecnica si può imparare, migliorare, l’arte no.” Ed Enrico Maria Salerno era una artista vero. Completo. Vittorio Salerno

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