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Ma quale antitaliano?
(Giorgio Bocca)

Nessun commento Coccodrilli

25 dicembre 2011

“Fascista a tutto tondo, sostenitore delle leggi razziali nell’agosto del 1942 (articolo apparso su ‘La provincia grande-Sentinella d’Italia’), partigiano nel 1943, socialista, craxiano, anticraxiano, leghista, antileghista, collaboratore stipendiato di Berlusconi, antiberlusconiano… questo Giorgio Bocca oggi ricordato come un uomo tutto d’un pezzo, mai voltagabbana, di grande dignità. Evviva”.

Giorgio Bocca

Queste le parole con le quali, d’acchito, ho ricordato attraverso internet agli amici chi davvero fosse il cosiddetto ‘Antitaliano’: uno dei peggiori.

 

L’ho incontrato una sola volta. Sul declinare degli anni Novanta, a seguito di un paio o tre di mie ‘Pignolerie’ sul Foglio che lo prendevano in castagna, nella rubrica che scriveva per ‘L’Espresso’, parlando di me come di una tale cui era stato dato l’incarico di scovare gli errori dei giornalisti di sinistra per screditarli, mi aveva definito “servo dei padroni”, probabilmente pensando a se stesso. Gli telefonai e l’andai a trovare. Aveva casa a Milano, vicino alla stazione delle Nord. Mi accolse in maglione e, seduto dietro una specie di tavolaccio, per quanti sforzi io facessi per trattare d’altro, non fece che lamentarsi di una grave perdita economica subita seguendo, ahilui, i consigli di un operatore di borsa evidentemente non molto capace.

Con Montanelli, Scalfari e Biagi (i quattro furono immortalati da Giorgio Lotti tutti insieme in una celebre fotografia), è stato ed è considerato tra i ‘grandi’ dell’italico giornalismo – definizione che il solo Indro merita e meritava essendo la pochezza, la scarsissima cultura (massime, per il vero, in Biagi) e l’attaccamento al denaro la cifra di riconoscimento dei restanti tre.

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