mdpr1@libero.it

Il tiratore di lenticchie
(Beniamino Placido)

Nessun commento Coccodrilli

6 gennaio 2010

Come quasi sempre mi accade, anche in morte di Beniamino Placido e volendolo onorare, parlerò molto di me.

Fatto è che il gruppo editoriale Repubblica/L’Espresso, ferocemente colpito dalla rubrica che scrivevo per Panorama (‘The Other Place’, come l’aveva voluta chiamare Giuliano Ferrara, che, con Il Foglio, dirigeva allora il settimanale mondadoriano) negli anni Novantasei/Novantasette, dopo avere invano cercato di reagire, dichiarò nei miei confronti un fiero e duraturo ostracismo in conseguenza del quale il mio nome non viene mai citato né sulle colonne del quotidiano, né su quelle del settimanale.

Beniamino Placido

Una sola eccezione ad opera proprio dell’appena scomparso, coltissimo critico di origini lucane. Titolare della rubrica ‘Nautilus’, aveva Placido visto una lunga intervista da me concessa nel 1998 alla Televisione della Svizzera Italiana e pensò bene di prendermi bonariamente in giro. Scrisse, così, che il mio continuo affanno nel cercare e correggere gli errori gli aveva fatto tornare alla mente una vecchia novella del tedesco Johann Peter Hebel, sapido narratore vissuto a cavallo tra Settecento e Ottocento. Aveva a suo tempo Hebel trattato anche di un tale che, con assidui allenamenti, era riuscito a diventare uno straordinario ‘tiratore di lenticchie’, la cui varietà più piccola faceva passare attraverso la cruna di un grosso ago, tirandole con due dita senza mancare un colpo. Convinto che la sua abilità meritasse il massimo elogio, il desso si recò a Roma per esibirsi davanti al Santo Padre. Terminata felicemente l’impresa, vide che il pontefice chiamava a sé un maggiordomo, gli consegnava un sacchetto e lo indicava. Certo che il contenuto dovesse renderlo ricco (monete d’oro, indubbiamente), restò malissimo quando, apertolo, constatò che era pieno di lenticchie!

Ecco – concludeva Placido – la mia acribia era da paragonare, nella sostanza, a quella del tiratore di lenticchie: facevamo due mestieri del tutto inutili. Oggi, chiuse dopo tredici anni le mie ‘Pignolerie’, devo dare ragione a Beniamino: mille e mille correzioni non hanno portato a nulla. Di più, certamente nessuno mi regalerà neppure un fagiolo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *